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lerimesse.it
“Torino Napoli sola andata" ci racconta l'adolescenza di una ragazza torinese trapiantata nel napoletano. In questo romanzo scritto in modo semplice, quasi a mo' di diario, si avvicendano le prime importanti esperienze di vita: la scuola, le "temute" e nascenti esperienze sessuali, le fatiche alla ricerca di un lavoro e i rapporti del tutto cordiali e per niente combattuti - direi - quasi facilitati, con i genitori, a mio avviso fin troppo permissivi, comprensivi e sempre dalla parte dei figli.
La notte di capodanno del '74 i nostri giovani protagonisti incontrano un ancora sconosciuto cantautore italiano dall’aspetto strano, un tal Edoardo Bennato che allieterà una platea di gente venuta a curiosare mentre fuori fuochi d’artificio imperverseranno fino a mattina inoltrata. Due città perennemente a confronto, la caotica e solare Napoli contro la nebulosa e fredda Torino.
Sono gli anni Settanta, gli anni delle ribellioni, della libertà, con loro percorriamo luoghi della terra campana e della nostra penisola, i primi viaggi in interrail, intervallati dalle tipiche faccende amorose, degli amori sbocciati che ti fanno sussultare il cuore ma che con grande spensieratezza a 17 anni riesci anche per poco tempo in cui si è lontani, a “rimpiazzare".
I due protagonisti vivono appunto in queste due metropoli, non riescono a stare lontani l'uno dall'altra, ma vista anche la giovane età di lei non hanno la volontà e la capacità di vivere insieme. Alla fine il lasciarsi e il riprendersi diventa quasi una routine troppo comoda.
Un racconto quello della Izzo che può essere la storia vissuta di ognuno di noi, tra gioie, aspettative, sogni, amori perduti e morti improvvise. L'autrice ci tiene a sottolineare che non è autobiografico, ma alla fine qualche dubbio fa capolino...
Mangialibri.com
Due ragazze adolescenti si trasferiscono da Torino a Napoli con tutta la famiglia. Hanno lasciato un ambiente dall’aria rarefatta e si sono immerse nella vitalità della città partenopea. Siamo negli anni ’70, e le due sorelle vivono una vita libera, senza imposizioni familiari. Con Gianni e Tony, amici torinesi, e la sorella Maria la protagonista inizia a scoprire il nuovo territorio che la ospita in un vortice di gite: Posillipo, Ischia, la Costiera Amalfitana, gelati “buonissimi” e pizze al metro. Arriva anche la scoperta dell’amore, con Tony, una notte in casa di amici, che segna l’avvio di un rapporto che la lontananza non aiuta. Ma su tutto c’è Napoli che, giorno dopo giorno, diventa parte integrante dell’esperienza di crescita. Torino e la sua gente svaniscono nella nebbia che le avvolge...
Torino-Napoli solo andata non è un romanzo vero e proprio perché scritto in forma di diario, con frasi brevi, che informano con freddezza su cosa ha fatto la protagonista a partire dal settembre 1973. Tra queste pagine anche le emozioni sono riportate in maniera telegrafica come se tutto fosse scivolato addosso all’Io narrante, di cui non si evince neanche il nome. Nelle intenzioni dell’autrice, forse, c’era il desiderio di raccontare delle aspettative, dei sogni, dei miti dei ragazzi degli anni ’70, materiale che sicuramente sarebbe stato interessante ma che da questo diario non traspare. Ciò che viene alla luce è la vita di una ragazza libera, che non interiorizza i grandi cambiamenti del suo tempo, concentrata esclusivamente sulla sua voglia di fare liberamente l’amore con chiunque, che non sembra pensare alla creazione del proprio futuro e in costante adorazione della sorella maggiore. E se anche l’autrice comunica che questo è un romanzo di pura fantasia, al lettore resta l’atroce dubbio che non lo sia. L’ennesimo diario.
la Repubblica 7 luglio 2007
Il mito dei Settanta tra Fiat e Montesanto
Avere diciassette anni negli anni '70 e scoprire l'amore, vivere le prime esperienze sessuali, i viaggi all'estero. L'autrice, al suo esordio, ci consegna un romanzo di facile presa sia per chi ha oggi diciassette anni e sia per chi li aveva trent'anni fa. attraverso le esperienze di un gruppo di ragazzi "figli dei fiori", viene fotografata una generazione che ha vissuto di sogni, speranze e desideri, ma anche di ansie ed inquietudini. Sull'asse Torino-Napoli si consumano incontri e storie tra il "caos" di Montesanto e il "deserto" che attraversa la città della Fiat durante le ore di lavoro. Un piccolo concentrato di ciò che accadeva in quegli anni: le tensioni e gli scontri politici, l'austerity e la rivoluzione sessuale, passando per il mito dell'interrail e le pratiche yoga.
Leggere:Tutti - Gennaio/Febbraio 2008
L'esordio narrativo di Gigliola Izzo, con i ragazzi degli anni Settanta, le loro aspettative, i sogni, gli ideali, i miti e gli sbandamenti, tutti racchiusi in questo scatto narrativo di una figlia dei fiori. I personaggi sono di pura fantasia ma è autentico il contesto storico e sociale in cui sono inseriti. Un romanzo che fa sorridere e che porta a chiedersi che cosa nei giovani di oggi sia diverso da allora.
Arcilettore.it
Di questo libro colpisce soprattutto la vivacità e la freschezza della scrittura dell'autrice che rende oltremodo piacevole la lettura di questa storia. Una piccola nota: bella anche la copertina! Ma restiamo al racconto che ci parla di due ragazze e due ragazzzi, dei loro innamoramenti e degli inevitabili percorsi di vita che compiono, in una situazione certamente complicata dal fatto che le prime abitano a Napoli e i secondi a Torino. Può un amore resistere alla lontananza? Per saperlo dovete leggere il libro e... ne vale la pena.
Capitoloprimo.it
Dal Sud al Nord e poi di nuovo indietro. Quante volte e quante persone hanno compiuto questo stesso tragitto, inseguendo la speranza di un lavoro, alla ricerca di un futuro che, in un estremo o l’altro della penisola, si facesse garante della felicità?
Tante, tantissime persone come i protagonisti di “Torino-Napoli solo andata” vivono aspettando un treno che dal freddo del nord li riporti al sole del sud e poi ancora indietro, verso una meta che, sebbene geograficamente sia sempre la stessa, non è mai uguale per le emozioni e le aspettative che suscita.
Il libro di Gigliola Izzo, che in prima persona si è divisa tra un’adolescenza torinese e una giovinezza napoletana, racconta come negli anni ’70 degli adolescenti si affaccino al mondo in due città così diverse, reagendo in maniera diversa al cambiamento e guardando in maniera diversa ai grandi avvenimenti del periodo.
Sì, perché quello che a prima vista potrebbe sembrare un romanzo per under 20, in realtà si snoda in una godibilissima cronaca dei fatti storici della vita napoletana attraverso gli occhi di una diciassettenne cresciuta fino a quel momento a Torino: il colera, la disoccupazione contro la prospettiva di impiego a nord, il fermento artistico dei teatri e lo scorrere incessante della vita nei vicoli.
Scritto in prima persona dalla protagonista (che forse è anche l’autrice), “Torino-Napoli solo andata” parla con la nonchalance tipica degli adolescenti, o è solo l’inconsapevolezza di vivere in un’epoca che avrebbe gettato le basi per la nostra modernità: i giovani protagonisti incontrano un ancora sconosciuto cantautore dall’aspetto buffo, un certo Edoardo Bennato che, la notte di capodanno del 1974 al T.I.N., allieta la platea di curiosi mentre fuori sparano i fuochi d’artificio e viene giù di tutto.
E Napoli è descritta in tutta la sua caoticità, in quella frenetica ricerca di trovare un posto per tutti all’interno del suo immenso ventre: agli occhi di quattro torinesi sembra tutto senza senso, anche il calore e l’ospitalità spontanea che trovano negli sconosciuti che si mettono sul loro cammino, però si fanno travolgere dall’atmosfera libera e allegra.
Sullo sfondo di questo racconto ci sono le insicurezze, i desideri e il bisogno di un sentimento vero che metta in fuga la nebbia di Torino, ci sono i viaggi in treno lungo l’Italia e oltre, ci sono gli amori mai pienamente sentiti e mai consapevolmente vissuti che alla fine mettono addosso una grande malinconia.
Siamo negli anni ’70, ma non ci vuole molto a fare il confronto con oggi: Napoli è sempre la grande e caotica fucina di arte, politica, emozioni e delusioni di allora; gli adolescenti si lanciano ancora a capofitto in tutte le esperienze possibili; i treni viaggiano ancora verso nord carichi di cercatori di lavoro; gli amori iniziano e finiscono, spesso con tristi risvolti inaspettati.
Al suo esordio narrativo, la Izzo ha saputo tracciare la spontaneità e la confusione dell’adolescenza universale, a Napoli come a Torino, ma ha saputo rendere anche l’ansia di trovarsi sul precipizio dell’età adulta improvvisamente senza appigli.
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