Scrittura & Scritture - Rassegna stampa - Le rose di Cordova

Se si leggono libri come si stanno ad ascoltare gli amici, ciò che si legge allieterà e consolerà come soltanto gli amici sanno fare.

Scrittura & Scritture

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Il ritorno del diavolo: a Luigi Martino ci si affeziona nel corso della lettura. Speriamo non tardi ad arrivarela prossima uscita che lo vedrà ancora protagonista. Siamo curiosi [……]

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Il ritorno del diavolo: Se Montalbano ha finora monopolizzato il settore di mercato etichettato come “investigativo” e “siciliano”, direi che il commissario Martino può reclamare di diritto una nicchia. [……]

Le rose di Cordova

Adriana Assini

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bottegascriptamanent.it - maggio 2009
Storia triste e sfortunata di Giovanna la pazza: regina per un giorno, poi martire del potere
La vicenda infelice di una donna vittima innocente della ragion di stato: in un testo di Scrittura & Scritture

Siamo a cavallo del XVI secolo, nella Spagna dei re cattolici, Isabella e Ferdinando, e percorriamo a bocca aperta i corridoi dei lussuosi e al contempo austeri palazzi quattrocenteschi, animati da intrighi e folli amori. Davanti ai nostri occhi c’è una ragazza, poco più che quattordicenne, che, con occhi smarriti e sognanti, ammira il suo candido abito da sposa, è Juana, la terzogenita della casa d’Aragona, promessa sposa di Filippo, arciduca d’Austria e di Borgogna, detto “il bello”. A raccontarci la sua triste storia di «regina che non regnò neanche un giorno» è la sua ancella, Francisca, che da principessa moresca si è vista catapultata, dopo la presa di Granada, ad essere serva nei palazzi che la videro padrona. È lei che racconta le innumerevoli sconfitte subite dalla sua padrona: da un matrimonio di interesse, all’abdicazione forzata al trono ereditato dalla madre, fino alla sua morte in solitudine rinchiusa in una fortezza ai confini del mondo, passando per un amore viscerale nei confronti del marito, stanco, ben presto, di lei e in cerca di alcove più accoglienti. Questo, in poche righe, il filo conduttore de Le rose di Cordova (Scrittura e scritture, pp. 170, € 11,50), nuovo romanzo di Adriana Assini, scrittrice ed acquerellista romana, non nuova al panorama editoriale dei romanzi a sfondo storico, che ripercorre, come spiando dal buco della serratura, le vicende spagnole del XVI secolo, soffermandosi sulla figura di Juana, passata alla storia con il nome di Giovanna “la pazza”.

Dalla felicità alla follia
Il romanzo si apre nel momento in cui Juana si imbarca su di una nave diretta in terra fiamminga, per raggiungere il suo promesso sposo, Filippo, considerato l’uomo più bello e affascinate del tempo. Lei ritenuta da tutti né troppo bella né troppo brutta, vede questo matrimonio combinato, destinato ad unire le due grandi monarchie europee, quella di Castiglia e D’Aragona e quella degli Asburgo, con gli occhi della paura, quasi paventando il suo futuro di solitudine e tristezza: impaurita arriva in terra fiamminga, impaurita si rende conto che Filippo non è al porto ad attenderla e impaurita consuma il suo matrimonio prima che questo fosse celebrato. Juana si innamora a prima vista e follemente di suo marito, non ha occhi che per lui, è un amore che la porterà a trasgredire i dettami materni di austerità e castità e a vivere con spudoratezza la vita della corte fiamminga animata da balli, cene e giochi da mattina a sera, sempre correndo dietro Filippo, amoreggiando con lui in ogni angolo del castello, suscitando le occhiate di biasimo del suo seguito, che le sta accanto da quando ha lasciato la Spagna. Sembra che la sua vita possa trascorrere in maniera serena, allevando i figli avuti dall’uomo che ama, ma la sua felicità è destinata, ben presto, a tramutarsi in tristezza, una tristezza che la porterà alla follia. Filippo sembra, in un primo momento, amare sua moglie, ma, dopo poco tempo, si stanca di avere nella sua alcova sempre la stessa donna e inizia a cercare i favori di altre fanciulle. Juana, ferita ed umiliata, folle d’amore per quell’uomo che tradisce ripetutamente il vincolo coniugale, cerca in tutti i modi di rientrare nelle sue grazie, ma, non riuscendovi, cade in un vortice di follia che la porta a non voler più né mangiare né bere e a vivere come un animale, nel cortile del palazzo, sotto la pioggia e con il sole. È ora, nel momento in cui si sente più fragile, che viene colpita dal dolore per la morte della madre, preceduta da quella dei diretti successori al trono spagnolo: l’Infante, debole e malaticcio fin dall’infanzia, stroncato dalla troppa felicità scaturita dal suo matrimonio con la sorella di Filippo, Isabel, la primogenita e, poco dopo, suo figlio Miguel.

La nomina a regina di Spagna e le lotte di potere
Sua madre, Isabella di Castiglia, in punto di morte, decide di nominare Juana legittima erede al trono di Spagna, non suo marito Ferdinando. Lei, fragile e umiliata dall’esito del suo matrimonio, decide di abbandonare le Fiandre e raggiungere la sua terra natale per prendere possesso del trono, ma, è proprio facendo forza sulla presunta malattia mentale della futura regina, che iniziano le lotte e le bramosie di potere che vedono contrapposti Ferdinando e Filippo per sottrarre il trono di Castiglia e d’Aragona alla sua legittima proprietaria. La sete di potere travolge Juana, già fragile, che si ritrova ad essere dichiarata pubblicamente, da parte di suo marito, affetta da demenza. Il trono spagnolo passa, quindi, a Filippo che morirà poco dopo di prematuramente. Sembra uno spiraglio di luce per Juana che ritorna ad essere la regina legittima di Spagna, ma questo barlume di felicità dura poco più di un battito di ciglia. Infatti, tempestivamente, ritorna suo padre, Ferdinando, dal suo esilio napoletano, portando come vessillo il certificato di demenza della figlia. Ancora una volta lei dovette piegarsi alle logiche di potere e lasciare il suo trono al padre, che la rinchiuse nella fortezza di Tordesillas dove «ogni cento anni veniva rinchiusa una regina e nessuna di loro ne era mai uscita viva». Chinando il capo Juana obbedì al padre recandosi in quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini portando con sé la salma imbalsamata di quell’uomo troppo bello che aveva sposato, non riuscendo a lasciarlo andare neanche dopo la morte.

Gli ultimi anni e la fine
Rinchiusa nella fortezza Juana può finalmente dare sfogo al suo folle amore per il marito, adorando e baciando il suo cadavere. Alla morte di Ferdinando, lei spera che il nuovo sovrano, suo figlio Carlo, «il figlio che non aveva mai visto crescere», possa liberarla dalla sua prigionia forzata, ma egli la priva soltanto del suo amore più grande, il cadavere di Filippo, lasciando la madre a marcire nella sua solitudine. Dopo aver visto sfumare la sua ultima occasione per rivedere la luce, Juana si lascia andare, non vuole più alzarsi dal suo letto, non mangia e non parla più, neanche con la sua fedele Francisca. Nella sua sconfinata solitudine morirà, poco dopo la salita al trono di Carlo, malata e stanca, con il solo conforto della sua devota amica, che le chiuderà gli occhi, senza neanche il privilegio del suono, a lutto, delle campane della vicina chiesa. Questa è la storia di Juana, una donna vittima innocente della ragion di stato, della sete di potere e di un folle amore.

Antonietta Zaccaro

Sìlarus n. 260 - novembre-dicembre 2008

Ancora uno splendido romanzo storico di Adriana Assini, firma ben nota per la sua magica penna, con cui traccia affreschi di grande suggestione. Questa volta gli intrecci della nostra scrittrice hanno illuminato le vicende umane di una figlia di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia: Giovanna la pazza. Il dipanarsi degli avvenimenti, che come sempre, sono frutto di accurate ricerche, è tratteggiato, come in un diario minuziosissimo, da un personaggio forse di fantasia: la schiava moresca, figlia di principi di Granata, Francisca. Ciò ha consentito alla Assini di aggiungere ai fatti (già di per sé romanzeschi) una serie di osservazioni psicologiche acute, estremamente verosimili, sulla sfortunata principessa. Si va dal suo grande amore per il bellissimo Filippo d’Asburgo, suo sposo infedele, alla vita nelle Fiandre, alle trame per unificare sotto una sola bandiera i regni austriaci e quelli spagnoli. Qua e là tradimenti dell’arciduca e sfide di Juana orgogliosa di essere la discendente dei domini spagnoli. Di sfuggita, viene citato Colombo, si sfiora appena l’ingombrante presenza del tribunale dell’Inquisizione. Interessante in tutto il libro il colloquio intimo tra due donne: la gran dama Cattolica e la bella schiava mussulmana.
Tale colloquio non si interromperà mai durante le continue gravidanze della regina, né quando, a più riprese, viene imprigionata o isolata per le sue stravaganze. È un'analisi originale e plausibile, che si legge molto volentieri, ben lungi dalle dotte e fredde biografie che narrano vite importanti di personaggi storici in modo cronachistico.
La Assini cita poche volte il nome di Charles (Carlo V) il primogenito di Giovanna che sconvolse gli equilibri europei, governando su impero “su cui non tramontava mai il sole”. È Giovanna, il suo personaggio, una triste figura che muore sola a Tordesillas, anche nella indifferenza di Francisca, sempre irritata e nemica ma indubbiamente legata a lei da un cinquantennio di frequentazione.
Sono pagine di scrittura limpida, che dimostrano una grande sapienza compositiva e ribadiscono l’originalità d’ispirazione della nostra autrice.

Elisabetta Di Iaconi

Roma - 3 dicembre 2008
Profumano "Le rose di Cordoba" nella Spagna noir di Isabella

Profumi speziati d’incensi orientali, tessuti intrecciati d’oro e d’argento, suoni arabescati nelle notti stellate, al pallido fuoco d’una mezzaluna sfuggente; e ancora, nere ombre di gesuiti corvini, i volti scavati da un’estasi perversa, rischiarati dalle vampe sanguigne d’un Torquemada diabolico, che bruciava anime e corpi al chiarore di torce guizzanti, tra grida strazianti ed eretici tormenti. Una Spagna torrida e dolente quella che emerge dalle pagine del bel romanzo “Le rose di Cordova”, affrescato con perizia e puntiglio dalla romana Adriana Assini, ed edito dalla partenopea “Scrittura e Scritture”, casa editrice da sempre attenta alle firme emergenti. Un cilicio di spine dalla corolla recisa, un crogiolo di genti meticce che s’agitano inquiete alla Corte tediosa dei Reali di Spagna, riunite sotto l’egida crociata di Isabel la Catòlica, madonna coronata dallo scettro insanguinato, il piglio d’un falco ascoso tra i grani d’un rosario benedetto, vessillo cristiano d’una Reconquista armata contro i mori infedeli. Il riflesso delle spade ricurve che s’infrange sulla pelle d’ebano dei figli d’Allah, conciata dallo scirocco dolciastro dei deserti infuocati; pelle ambrata, appena sfiorata dal tocco del sole, come quella di Nura, per tutti Francisca, unica figlia del saggio Aziz, alto dignitario alla corte del califfo: vittima d’un fato altalenante ed avverso, la mora s’inchina alla croce ma non sarà da essa vinta, l’occhio bistrato ne riluce d’orgoglio e fierezza, sentendo d’aver perso una battaglia ma non la guerra. Diverrà l’ancilla prediletta della giovane Juanita, terzogenita inquieta della fiera Isabel, intrecciando il suo destino di nobile decaduta con quello bizantino e sofferto della povera Juana di Castiglia ed Aragona, che la “gloria del mondo” conobbe con l’epiteto inverecondo di Giovanna la Pazza. La trama si dipana agile tra le pieghe tortuose della Storia, enucleando il complesso rapporto tra la cristiana asfissiata dalla bigotta liturgia di corte, condannata dalla lucida follia del potere temporale ad essere pazza a comando, e la moresca lacerata dai fasti di un passato sepolto, divorata dai demoni silenti di un livore rancoroso e profondo: un odi et amo dai contorni sfumati, magnetico e vorticoso, tra due anime in pena che s’attraggono respingendosi, seguendo il moto pulsante di due cuori dall’orbita contrastante, eppur similare. Due emisferi complementari, due fiere in gabbia che si scrutano a fondo, nemesi sorelle ed avverse, pronte a cogliere l’ombra fumosa della altrui paura per farne fiero pasto, eppure solidali nel riconoscere la miseria di un potere distorto e machiavellico, che le aveva incatenate entrambe ad un destino volubile, che si baloccò dispettoso del loro sincero sentire.

Marco Catizone

qlibri.it

Questo libro, l’ho scoperto per caso attaverso un passaparola fra amici. Amo i romanzi di ambientazione storica, ma solo se sono rigorosi nella ricostruzione, e nello stesso tempo coinvolgentinti; le Rose di Cordova mi è piaciuto per questo.
La vera protagonista del romanzo è la storia, un pezzo di storia spesso rimasto in ombra nei nostri ricordi di scuola, quello dell’Europa agli inizi della cosiddetta Età moderna e, in particolare, della Spagna al suo massimo splendore e potenza, agli inizi del ’500 .
Con riferimenti dettagliati il romanzo ti porta dentro le vicende, il clima culturale, la politica e gli intrighi dei potenti del tempo: ne emergono la forza di alcuni personaggi ma anche, impietosamente, la loro fragilità e bassezza e, non ultimo, la loro sofferenza. Acquistano controni più precisi la Regina Isabella, il marito Fernando d’Aragona, Filippo – tanto bello quanto infedele e infido - e, sopra a tutti, la sua sposa per esigenze poltiche, Giovanna, soprannominata “la pazza”.
È lei la protagonista del romanzo di Assini che cerca di indagare nel fondamento della sua presunta follia e, insieme a lei, coprotagonista, è la voce narrante: Francisca, il cui vero nome era Nura. Figlia di un nobile arabo ma caduta in disgrazia e fatta schiava dopo la conquista, da parte degli spagnoli, di Cordova, la bella città divenuta, nella malinconia e nel ricordo di Nura, un paradiso perduto come “le Rose” del suo giardino.
Nura, scelta, per sua fortuna, come ancella di Giovanna, è un po la coscienza critica e “il grillo parlante” di quel mondo di potenti. Un personaggio che appare inquietante per questa sua duplicità: dentro e fuori la storia, amica e nemica della sua padrona di cui è schiava ma sulla quale riesce ad esercitare un potere psicologico che è lo strumento del suo riscatto, talvolta una sottile violenza. Govanna e Nura sono i personaggi ai quali l’autrice ha consegnato e concentrato la propria spiccata sensibilità verso l’universo femminile e le sue profonde contraddizioni.
Il romanzo si fa perdonare alcuni passaggi un pochino faticosi per l’indulgenza verso alcuni elementi descrittivi forse troppo didascalici, ma che rivelano comunque una attenzione e un amore per il particolare per la verdicità storica non comuni.
Lascia nel lettore un grande affresco che lo aiuta a comprendere da vicino, con lucida consapevolezza, la incapacità e la sofferenza, la inadeguatezza dei protagonisti a sostenere l’enorme peso di un potere, acquisito per eredità dinastica, troppo grande per essere gestito, e troppo spesso accompagnato da violenza e prevaricazione. Un mondo solo apparentemente lontano, perchè il tema del potere è sempre di fortissima attualità e incredibilmente vicino.

Laura

mentelocale.it - 29 novembre 2008
Giovanna la Pazza, sovrana triste
'Le rose di Cordova': la corte spagnola del sedicesimo secolo nel romanzo storico di Adriana Assini. La storia infelice della principessa

La storia di Giovanna la Pazza, gli intrighi nella corte spagnola del sedicesimo secolo, una scrittura semplice ed elegante. L'ultimo libro della scrittrice e acquerellista romana Adriana Assini - l'immagine in copertina è opera sua - unisce questi elementi creando una trama ricca di affreschi storici e dettagli didascalici, ma non per questo poco scorrevole.
Le rose di Cordova (Scrittura & Scritture, 169 pp., 11,50 Eu) è un romanzo storico che restituisce l'atmosfera di una corte che, pur essendo nel periodo della sua massima potenza, evidenzia la fragilità e la sofferenza dei suoi sovrani.
La storia segue l'intera vicenda umana della principessa spagnola Juanita, terzogenita di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, passata alla storia come Giovanna la Pazza.
A tessere le fila della sua vita è una schiava mussulmana: «Mi chiamavano Francisca, un nome scelto a caso dal calendario cristiano», si legge nelle prime righe del romanzo. Francisca, unico personaggio di fantasia, rimane accanto a Giovanna per tutta la vita.
È proprio lei l'io narrante, la figura che illustra al lettore le tappe principali della vita di Giovanna: dalla capitolazione di Granada, ultima roccaforte dei mori (circostanza in cui Francisca viene fatta prigioniera), al matrimonio infelice con Filippo "Il Bello" di Borgogna; dalla presunta pazzia agli anni di prigionia nel Castello di Tordesillas.
Un rapporto contrastato, quello tra le due donne, che si sviluppa negli anni sul filo tra amore e odio, tra gentilezza e rancore. Se da una parte Francisca è intimamente legata a Giovanna, è complice del suo carattere anticonformista e della sua infelicità (frutto dell'oppressione e dell'ostilità che l'intera famiglia reale nutre nei suoi confronti), dall'altra non può infatti dimenticare che fa parte della dinastia dei suoi carcerieri.

Luca Giarola

iltrillodeldiavolo.it

Giovanna la Pazza, la regina che non regnò, è l'eroina urlante o silenziosa del romanzo di Adriana Assini, scrittrice e acquarellista romana.
La vita della sovrana, sposa innamorata e infelice di Filippo il Bello e madre di Carlo di Gand (Carlo I imperatore del Sacro Romano Impero), viene raccontata dalla sua servitrice moresca, che ne condivide le sofferenze e un esilio di quasi cinquant'anni.
Con un linguaggio affascinante, anche se molto personale nell'uso di pronomi e tempi verbali, l'andamento della storia, quella dei libri e l'altro lato umano e doloroso, segue le vicende cronologiche della donna che oggi definiscono schizofrenica, ma che nel Cinquecento venne fatta passare per folle dallo sposo, dai genitori, i Re Cattolici Isabella e Ferdinando, e persino dal figlio ed erede, tutti ansiosi di acquisire la corona di Spagna che le spettava di diritto.
Attraverso la voce di Francisca, ma il mio vero nome era Nura, dalla pelle troppo scura per la corte fiamminga dove Juana andò sposa appena sedicenne, si ripercorre il dramma di due donne vicine nel loro essere private dei ogni diritto. Pazzia, schizofrenia, o sorda ribellione ad un destino difficile da mandare giù, la vicenda scorre senza troppa angoscia, in un crescendo di rassegnazione interrotto soltanto dal susseguirsi accelerato di eventi, più formali che personali, fino al definitivo esilio.
Si confondono affermazioni di carattere e gesti inconsulti, che in un primo tempo evidenziano la differenza tra il piglio di Isabel e la debolezza dei suoi successori, ma in chiusura viene riscattata la strategia del silenzio di Juana, ventilando la possibilità che, se ne avesse avuta l'occasione, avrebbe potuto dimostrare di essere una grande sovrana.
Adriana Assini ha al suo attivo diverse esposizioni all'Italia e all'estero e ha pubblicato vari romanzi a sfondo storico, ottenendo numerosi riconoscimenti, sia per la narrativa edita che inedita.

Elena Maynet

Nuova Stagione
Donne all'ombra della storia

Giovedì 16 ottobre, presso la libreria Edicolè-Mondadori in piazza Municipio, si è svolto l’evento intitolato “Donne all’ombra della storia”. Nell’ambito di “Ottobre Piovono libri”, Adriana Assini e Carla Marcone hanno presentato i loro romanzi storici, Le rose di Cordova e Teresa e la luna.
Due trame contraddistinte da almeno tre secoli che hanno in comune l’operato di due figure femminili destinate a rimanere emblematiche nella storia e contemporaneamente all’ombra nel tempo.
“Le rose di Cordova” di Adriana Assini, ambientato nella Spagna di inizio ‘500, ha come protagonista Giovanna la pazza, moglie di Filippo il bello, che sarà narrata da un altro personaggio di pura invenzione, la serva moresca Nura. Le vite delle due donne si intrecciano in un rapporto quasi simbiotico e danno vita al romanzo ricco di riferimenti a quegli anni in cui i giochi di potere e di corte andavano profondamente influenzando la vita di una regina.

Sono convinta che nel passato si possano trovare alcune risposte. I miei personaggi sono tutti un pò controversi ed io ricerco una verità che gli è stata negata, in questo caso lo faccio con il personaggio di Giovanna. Unisco al piacere di guardare indietro, quello di fare un’indagine nella storia.
Adriana Assini ha introdotto così il suo romanzo, nel corso dell’incontro, commentando poi anche quello di Carla Marcone:
La figura di Teresa Filangieri, protagonista del libro di Carla Marcone, assorbe attorno a sè tutta l’atmosfera napoletana di fine ‘800.
Carla Marcone ha il grande pregio di narrare un personaggio positivo senza incorrere nel rischio di una descrizione piatta, al contrario Teresa appare, agli occhi del lettore, una persona piena di umanità, senza scadere nel pietismo.
Inoltre l’autrice introduce nel romanzo dei personaggi minori del popolo che ben testimoniano la vita napoletana. Il talento di Carla si manifesta tanto nelle argomentazioni di vissuti aristocratici, tanto in quelli popolari.

“Teresa e la luna” è il romanzo che vede narrata la figura di Teresa Filangieri e il suo impegno nella costruzione del primo ospedale pediatrico a Napoli, a seguito della morte della figlia appena dodicenne. In una Napoli di fine ‘800 si dispiega l’ardire di una nobile aristocratica e la volontà di portare avanti una lotta per migliorare le condizioni di vita dei più deboli.

La Napoli di questo romanzo è raccontata dagli stessi personaggi del libro- ha affermato Carla Marcone, autrice di Teresa e la luna- La mia necessità è stata quella di dare voce all’invisibile e a chi ha fatto la storia della mia citta, cioè dare voce alla mia gente.

Nelle Rose di Cordova ho ritrovato un altro profilo di donna, quello di Giovanna la pazza.
La protagonista del romanzo in realtà non era tale. Soffriva di malinconia e probabilmente se fosse vissuta in un tempo più recente, sarebbe stato diverso. Adriana Assini riesce a portare avanti questo personaggio attraverso gli occhi di Nura, una schiava che entra a far parte della vita di Giovanna, un espediente narrativo. Non si tratta di un’opera didascalica, non ci sono intenzioni volte a dare precetti, anzi la lettura scorre veloce, nonostante l’opera sia ambientata nel 1500. Forse la volontà è proprio quella di dare voce ad una donna vittima di un’epoca e di un cerimoniale.”

Adriana Assini e Carla Marcone hanno parlato l’una dell’altra nel corso dell’incontro, commentando i profili di due donne da loro scelte e portate alla massima realizzazione attraverso la scrittura.

Cristina Celli

Zam.it

L’autrice Adriana Assini nel suo libro “Le rose di Cordova” edito da Scrittura e Scritture ci descrive una storia, precisamente uno spaccato della storia di Giovanna di Aragona e Castiglia detta la Pazza e di suo marito Filippo D’Asburgo detto il Bello.
L’io narrante è una schiava moresca, presa come compagnia dalla principessa ancora prima del matrimonio, ribattezzata da Nura, suo nome pagano, a Francisca, cattolico.
Il rapporto tra le due all’inizio è chiuso e conflittuale, Francisca sogna la sua corte prima che venisse invasa dagli spagnoli, la sua libertà, mentre Giovanna fin dalla fanciullezza dimostra un carattere anticonformista, in un ambiente tetro e chiuso, sarà così educata dalla madre ad uno stile di vita morigerato e cattolico.
Parecchi saranno i contrasti tra le protagoniste, non ci sarà affetto quanto più un confronto fra due culture e linee di pensiero totalmente opposte.
Nello svolgimento della storia mai una farà a meno dell’altra: dalla giovinezza, al matrimonio di Giovanna con conseguente trasferimento nelle Fiandre e il successivo ritorno in Spagna.
Per questo libro potrei scendere nel particolare, descrivere ogni sussulto dell’animo tra la serva e la sua padrona, del segreto che si portano dentro l’una verso l’altra fino alla fine e dell’amore tra i due regnanti ma vi toglierei la sorpresa, l’afflato dell’ispirazione poetica che lo sorregge, poiché non ci sono parole che con una recensione possano descrivere gli animi e i sentimenti che muovono questi personaggi.
È uno di quei rari libri in cui la vicenda s’intreccia con l’intimo dei personaggi, con le loro debolezze e forze, dove la Storia non è soltanto un fatto, ma una Storia creata e vissuta da persone che proprio come noi amano ed odiano.

Sahageua Panichelli

Il Denaro - 25 ottobre 2008
Ritratto di Juana, una donna ribelle

Ottavo romanzo storico di Adriana Assini, scrittrice e acquarellista romana. In questa sua nuova prova letteraria, ci riporta in pieno XVI secolo e ci riapre le porte della prestigiosa corte dei Re Cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona. La Assini affida a una schiava moresca il racconto di un'epoca e l'intenso ritratto di Juana, terzogenita dei sovrani, creatura controversa e ribelle che, dopo le nozze infauste con Filippo il Bello d'Asburgo, sarà divorata dalla gelosia e dalla solitudine, costretta a fare i conti con sordidi intrighi di potere e personaggi senza scrupoli. Inaspettatamente, una serie di drammatici eventi consegnerà proprio a lei l'ambito trono di Spagna. Juana passerà alla storia come Giovanna la Pazza, ma il sospetto è che sia stata solo una donna vittima della ragion di stato. Le rose di Cordova è un romanzo storico ispirato a una delle più controverse figure del XVI secolo, la regina Giovanna, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando D'Aragona, nota anche come Giovanna la Pazza. Il testo ripercorre tutta la vita di questa figura femminile: l'ingresso dei suoi genitori nell'ultima roccaforte dei mori appena capitolata, la splendida città di Granata, il matrimonio con Filippo di Borgogna, la pazzia o presunta tale, la sua prigionia di quarant'anni in un castello, privata di ogni potere. La particolarità del romanzo è data dalla voce narrante: le vicende vengono raccontate da Francisca, schiava moresca di Giovanna, unico personaggio di fantasia, segretamente innamorata di Filippo di Borgogna. Al centro della narrazione vi è la storia d'amore tra Giovanna e Filippo, il testo infatti vuole dimostrare come la follia di Giovanna, in realtà, fosse frutto del suo amore per il consorte e della sua esasperata gelosia, e di un sordido gioco politico. L'autrice ripercorre, inoltre, con grande maestria le atmosfere e le ambientazioni storiche dando al lettore la sensazione di essere nel XVI secolo. Ancora una volta Adriana Assini si riconferma abile romanziera, la sua scrittura attenta alla ricostruzione storica si rivela allo stesso tempo incisiva, cattura il lettore e gli offre una nuova visione di questo personaggio, donna coraggiosa che osò ribellarsi alla Chiesa Cattolica e al padre.
Adriana Assini ha al suo attivo diverse esposizioni all'Italia e all'estero e ha pubblicato vari romanzi a sfondo storico, ottenendo numerosi riconoscimenti, sia per la narrativa edita che inedita. "Le rose di Cordova" è stato presentato in anteprima a Madrid, presso il caffè Letterario dell'Istituto Italiano di Cultura il 28 aprile scorso, in occasione de la noche de los libros.

La nuova tribuna letteraria - Luglio 2008

Assieme a Laura Mancinelli, autrice “specializzata” in vicende medievali, e al grande Sebastiano Vassalli, la romana Adriana Assini rappresenta oggi uno dei migliori esempi nazionali di “scrittore storico”, ovvero un narratore che per le sue capacità letterarie potrebbe dedicarsi a qualsiasi tipo di romanzo ma che, per predilezione personale, si cimenta volentieri con ambientazioni e personaggi ricavati direttamente dalla storia. Le sue opere, lo sa bene chi ne ha letta almeno una, non hanno nulla di didascalico o rievocativo, ma traggono semplicemente spunto da un luogo o da una situazione d’altri tempi per sviluppare trame coinvolgenti o del tutto originali, dove ad essere messa in primo piano è la definizione psicologica dei personaggi assunti a protagonisti. Accade anche così in questo romanzo che, lo diciamo subito, è stato per noi una rivelazioni, aprendoci alla conoscenza effettiva di un’ autrice la cui bravura conoscevamo di fama o per piccoli assaggi, ma che ad una lettura approfondita ci è parsa anche molto superiore alla stima di cui già gode presso molti addetti ai lavori. La scrittura è pressocchè perfetta del tutto (e sottolineamo del tutto fin nei minimi dettagli) ripulita dalle sue piccole incertezze che spessissimo si riscotrano negli autori non consacrati-ma noi per Adriana Assini, vorremmo auspicare “non ancora consacrati”- dalla critica letteraria che conta e dalla cosidetta grande editoria. E perfetti sono l’uso della lingua ricca e accurata, elegantissima e priva di qualsiasi cacofonia, l’utilizzo impeccabile della punteggiatura (che per molti autori spesso è un azzardo), l’equilibrio esemplerare della struttura narrativa quanto a tempi, scene, descrizioni.

Una vicenda quindi deliziosamente scritta, ma assai intrigante anche nella sua ideazione: si tratta infatti della storia di una givane principessa spagnola, Juanita, che all’inizio della narrazione è un adolescente in procinto di andare sposa (per obblighi dinastici) e della quale il libro segue l’intera, infelice vicenda umana. L’autrice, come dicevamo, dota i suoi romanzi di una solida e documentata ambientazione storica: la protagonista altri non è (i più ferrati in materia lo capiscono subito e gli altri, come noi , procedendo nella lettura…) che Juana I di Spagna, ricordata dalla posterità come Giovanna La Pazza, la regina che in realtà non regnò mai veramente. Vittima della propria indole, dei propri errori, di una famiglia e di una corte che vollero sempre dirigerla come una marionetta, e. infine, di una follia che forse fu malattia, forse solo la naturale conseguenza-o, addirittura, la naturale difesa-ad una condizione umana insopportabile. Questo sembra suggerire l’autrice che della regina-non regina ci trasmette un ritratto a tinte forti, facendone una figura degna di compassione e persino di solidarietà più che di condanna. Lo fa con un bell’espediente narrativo, quello di raccontarci cinquant’anni di storia non tramite la viva voce della donna, ma attraverso quella di un’ancella.«Mi chiamavano Francisca, un nome scelto a caso dal calendario cristiano, ma il mio vero nome era Nura, fiore tra i fiori. Ero venuta al mondo una mattina d’estate nel cortile dei Mirti della reggia di Granata, molto prima che la città, governata da Boabdil il Piccolo, ultimo sultano della dinastia nasrida, soccombesse all’offensiva spagnola, dopo dieci anni d’assedio».

Così inizia il libro che al di là delle vicende di Juana, avvince intensamente per il rapporto (ottimamente esplorato e caratterizzato sotto il profilo tanto esteriore quanto intimo e psicologico) tra la sovrana e la sua sottoposta mussulmana, anch’essa di nobili origini ma ridotta in schiavitù a causa della conquista subita.Il legame tra le due ragazze, poi donne e quindi anziane, durerà mezzo secolo e sarà sempre un misto di stupito affetto e di odio latente, il primo nutrito da una sottile comprensione della reciproca infelicità, il secondo alimentato dalla insuperabile differenza di condizione e di rulo.Juana, comunque troverà la pace prima di Nura-Francisca, che per tutta l’esistenza, vivrà nella nostalgia della libertà peruta e chiuderà gli occhi alla padrona domandandosi chi mai un giorno farà lo stesso per lei. Al termine della lettura rimane l’ottimo sapore di una storia magnificamente narrata unito alla commozione per due donne (l’una realmente vissuta, l’altra nata dalla fantasia ma verosimile) che, da posizioni opposte, sono state vittime della Storia: quella Storia che raramente onora i singoli e quasi mai i vinti e gli umiliati, le cui esistenze sono oggetto della memoria di pochi. Ma per fortuna, qualche volta come in questo caso, anche dall’attenzone di scrittori(non a caso, prima, citavamo Vassalli…) in grado di restituire loro la dignità, e la dimensione, di essere umani depositari d’intelletto e di sentimenti.

Stefano Valentini

La nuova tribuna letteraria - luglio 2008
Successo a Madrid per “Le rose di Cordova”, l’ultimo romanzo dell’artista romana presentato nella città spagnola durante la magica notte di San Giorgio - Intervista all’autrice Adriana Assini

Lo scorso 23 aprile, a Madrid, in occasione dell’appunamento annuale de La noche de los libros, è stato presentato Le rose di Cordova, l’ultimo romanzo di Adriana Asssini, pittrice e scrittrice romana dallo stile suggestivo e inconfondibile.
La notte dei libri, in Spagna, è anche la notte di San Giorgio, il patrono della Catalogna. Fu prorio in questa notte che il sangue del drago ucciso dal santo per liberare una principessa, bagnando la terra, fece germogliare rose rosse che l’eroico cavaliere donò alla fanciulla…
È uso in questa ricorrenza che gli uomini donino alle innamorate una rosa per ricevere in cambio romanzi e poesie. Lo scambio avviene oltre che tra gli innamorati tra tutte le persone unite da legami affettivi. E’un modo magnifico per celebrare l’amore e per ricordare, tra l’altro, Miguel de Cervantes.
Ospite, presso El Caffè letterario dell’istituto italiano di Cultura, Adriana Assini è stata presentata dalla scrittrice e giornalista Ivonne Aversa che ha letto alcuni brani del libro accolto dai presenti con molto calore.
Dopo aver conseguito il diploma di traduttrice e il Diplome d’Etudes Francaises dell’Università di scienze sociali di Grenoble, Adriana Assini, che vive e lavora attualmente a Roma, ha frequentato i corsi di disegno dell’Accademia di Belle Arti di Roma e corsi di restauro di affreschi. Acquerellista innamorata del fantastico e della metafisica, ha al suo attivo mostre inItalia e all’estero.
Tra i suoi romanzi: Gilles che amava Jeanne, lo scettro di seta, Il bacio del diavolo-Storia della Contessa sanguinaria, le evangeiste di Bruges e Sogni divini.
Dopo la bella affermazione ottenuta a Madrid, l’ho raggiunta a Roma per i lettori de la Nuova Tribuna Letteraria

Che cosa si aspetta dalla lettura di un romanzo?

Mi aspetto di fare un’esperienza capace di aricchirmi nella mente e nello spirito. La scrittura deve, sia pure per poco, farmi dimenticare il presente, farmi vivere un’altra vita. Il che non vuol dire fuga dal mondo, disimpegno. E’ possibile scoprire, lontano dal presente molto di più. E poi fare ritorno alla quotidianità con rinnovato vigore”.

Di tanto in tanto, si levano voci inquietanti che annunciano la morte del romanzo.Hanno fondamento?

“Non sarei cosi catastrofica. E’ cambiato il modo di fare il romanzo, cosa naturale, se si pensa al dinamismo e alle conoscenze del mondo contemporaneo. Cambiano le forme, ma il romanzo, resta, come sempre,  un veicolo privilegiato di vita, idee e sentimenti. Ci si cala nei personaggi, nella loro psicologia, nelle inquietudini e nelle attese dei loro vissuti e si esplorano infiniti universi..”

Cronaca o storia?

“ La storia, naturalmente. La cronaca disturba il romanzo: lo snatura. Gomorra di Saviano, ad esempio, è la narrazione fedele di uno spaccato atroce della realtà: un’ opera meritevole, importante, utile afarci prendere coscienza del male…Costituisce in documento magnifico di un giornalismo coraggioso…Ma non è un romanzo”

Ai lettori piace entrare nell’officina dello scrittore. Ci fa entrare nella sua?

“Il termine officina è senza dubbio il più adatto a descrivere quello che al di là dell’ispirazione, considero un lavoro artigianale meticoloso: specialmente per me che mi occupo di romanzi storici.C’è una fase preliminare nella quale leggo molto: faccio ricerche minuziose. Mi piace lavorare seduta al tavolo della cucina, mi rasserena. Preparo una scaletta, uno schema provvisoria dei capitoli e comincio viaggio la cui meta scoprirò a poco a poco, insieme coi personaggi, lungo il cammino…Dedico molta cura ai dialoghi: sono invenzione pura; servono a rappresentare il mondo interiore di personaggi. Per il resto, il mio è un cantiere aperto, nel quale la ricerca non ha mai fine..”

Quali sono gli autori che ama di più?

“Borges, Yourcenar, Pasolini…Tra i pittori invece i miei grandi maestri sono Chagall e Klimt..”

E’ molto apprezzata anche come pittrice sia in Italia che all’estero. I suoi acquerelli descrivono un mondo sospeso tra realtà e sogno, storia e metafisica, umano e divino…Perché?

“Nella narrativa e nella pittura, i due linguaggi con iquali tento di descrivere il senso dell’esistere, sono alla perenne ricerca di realizzare un’osmosi equilibrata tra realtà e fantasia. Mi piace rappresentare creature dividiate: metà marionette e metà essere umani. Le cito due opere, per farle un esempio: La ballerina: è umana fino al busto: al posto delle gambe, cè un perno di legno a darle moto, Gli scacchi, invece, hanno gambe da uomini. Con la pittura come con la scrittura, mi piace muovermi lungo la linea misteriosa di confine che separa l’io dall’incoscio, la menzogna dalla verità, il visibile dall’invisibile…”

Pasquale Matrone

La voce di Rovigo - 28 gennaio 2008
Adriana Assini artista “doppia di successo”

È dotata di una squisita sensibilità e di profonda umanità la scrittrice e pittrice Adriana Assini, romana, autrice di romanzi di successo.

“Ho conseguito il diploma di Etudes Francaises” all’università di scienze sociali di Grenoble ed ho frequentato i corsi di ‘nudo’ dell’Accademia di  Belle Arti di restauro. Amo dipingere ad acquarello ed ho al mio attivo numerose mostre in Italia e all’estero.Ho esposto a Roma, Bruxelles, Madrid..”

Colta, generosa, raffinata, Adriana Assini ha pubblicato vari romanzi: Il fuoco e la creta, nella foresta di Seignes, Il biacio del diavolo. Recentemente è uscito un suo splendido romanzo dal titolo Le rose di Cordova, che sta riscuotendo consensi di pubblico e critica. Pittura e scrittura per Adriana sono entrambe importantissime in quanto le permettono di realizzarsi e la fanno sentire appagata e gratificata.

“Queste due mie grandi passioni sono nate insieme-spiega l’artista-ero una bambina molto sensibile. Amavo i colori e le favole: li consideravo strumenti adatti a rappresentare la Bellezza che permea, allora era già sinonimo di serenità, amore, armonia. Sin dall’inizio, nella scrittura e nella pittura, mi sono servita della dimensione fiabesca perché consente di dare una rilettura controcorrente della realtà. Da piccola parlavo poco: ero una ribelle silenziosa, dotata di un forte senso critico…. I miei erano artgiani, non potevano mantenermi agli studi, non glielo consentivano i mezzi. Per me, allora, la pittura, la pittura era il mestiere dei ricchi. Disegnavo da autodidatta, nessuno correggeva i miei errori.A diciotto anni poi cominciai a frequentare i corsi serali”.

Oggi ad ogni nuova prova letteraria, Adriana Assini continua a dimostrare la sua singolare capacità di far rivivere la Storia: ovvero di renderla un illustre guerra contro il Tempo, come scriveva il Manzoni, nel finto manoscritto introduttivo ai Promessi posi. Perché il tempo consuma, tende a far sparire gli eventi sotto la polvere dell’oblio, mentre la scrittrice, narrando i fatti, riesce magicamente a far risorgere figure ed eventi, rappresentandoli interi e vivi dinanzi agli occhi del lettore.
Nella sua impalcatura narrativa l’autrice si pone in un genere narrativo ibrido, che unisce felicemente le specificità costitutive del romanzo e del saggio storico vero e proprio. I personaggi campeggiano su uno sfondo scenografico imponente quanto rigorosamente attestato. La spiccata personalità è carattere saliente della scrittura di Adriana: mentre leggiamo le pagine si animano di dialoghi e di mutevoli scenari, e la scorrevole continuità dei capitoli non impedisce di figurarsi un immaginario palcoscenico girevole su cui si muovono personaggi e avvenimenti.
Adriana Assini apprezza Borges e nutre una vera e propria venerazione per la Yourcenar: il suo Memorie di Adrano è per l’autrice romana un vero capolavoro. Tra i pittori prediligge Chagall e Kilmt.
Per Adriana “La realtà è sogno, l’universo è armonia degli opposti. Sacro e profano, ombra e luce, materia e spirito acquistano senso solo se considerati in quest’ottica”.

Angioletta Masiero

Il Ponte - giugno 2008, n.6

Adriana Assini , autrice di sette romanzi storici, è irresistibilmente attratta dalla storia e nella storia da donne vittime del gioco del potere , gioco apparentemente lineare cui le sue eroine oppongono una complessità di pulsioni , anche contrastanti fra loro, ma ricche di innovazione allo stato nascente , perciò stesso cariche di una forza che finisce con lo spaventare anche di più. Così è stato per Erzsbet Bathory, la contessa accusata di pratiche diaboliche, così è anche per questo romanzo che si aggira intorno a Juana la loca, regina di Cordova, Castiglia, e di molti altri reami.
Queste “Rose di Cordova” ( Scrittura e Scritture 2008, pp. 170) sono costruite a più cerchi concentrici, a più centri. Il romanzo può essere letto in molti modi.
Una delle letture possibili è quella di una finestra aperta su una sorta di rosa dei venti della follia. Innanzitutto quella di un secolo che cerca di assestarsi , in modo non lineare , su un’idea di potere, destinata peraltro a durare fino alla Rivoluzione francese, e oltre. Dentro la storia del secolo c’è la cristianissima coppia Ferdinando/Isabella, intenti a fabbricare l’unità della Spagna, brandendo la croce come una spada.
La cattolicissima regina di Spagna , proprietaria della corona di Castiglia così come Ferdinando lo era d’Aragona , è insieme l’ardire delle scoperte e l’unificazione della nazione e anche la progettazione degli assetti europei attraverso la sistemazione matrimoniale dei propri figli. Una carrettata di figli. “Tanto monta monta tanto Isabella con Fernando” così si canticchia ancora nella penisola iberica. Ma Fernando montava anche altre donne, la regina, scrive Adriana, si disperava, si strappava i capelli poi si gettava ai piedi del fedifrago implorando perdono per aver perso contegno e decoro . Del resto la morale dettata dal trattato di eleganza dell’epoca non prescriveva la fedeltà ma l’infedeltà, maschile e anche quella femminile, sebbene entro un rigido canone.
Quel Ferdinando - descritto da Assini come spesso volpe e mai leone, - è per Juana padre affettuoso e giocoso ( non vi era una gran cultura sui bambini, che morivano frequentemente e venivano considerati non persona, quand’anche figli di re). E questo padre affettuoso, così come la sua consorte, gode nel vedere la carne umana arrostita, gli piacciono i bagni di sangue; questo padre affettuoso pur di non restituire alla figlia Giovanna la corona di Castiglia , da lei ereditata dalla madre Isabella, non esita a farla dichiarare pazza.
È pazza Giovanna? Sangue malato. Anche sua nonna, la madre di Isabel, era stata isolata per essere affetta da malinconia, una malattia tutta spagnola..
Una malattia diagnosticata come frutto di uno spargimento della bile nera che pervade il corpo quando è incapace di mescolarsi agli umori chiari, alla bile gialla, che funziona “ tamquam fraenum, affinché non si lanci a viva forza dove non le conviene”. Giovanna è convinta, colta com’è, che la nonna si sarebbe potuta guarire se la si fosse portata da un medico giudeo; peccato che i suoi diletti genitori avessero provveduto a sterminarli e a cacciarli via tutti.
Quali le caratteristiche della follia di Giovanna? Assini si curva con occhio acuto sui suoi sintomi , non pretende di risolverne il mistero e tuttavia smonta varie dicerie. Giovanna è bella ma non lo sa, non rientra nei canoni dell’epoca, le sue labbra sono carnose e pallide , non regge il confronto con la madre , la cui morte le procura un dolore di quelli che lasciano le persone forti, magari non amate in vita. Giovanna non trema di fronte alla minaccia oscura contenuta nel suo sangue. Se è pazzia l’intolleranza, allora è pazza perché intollerante della disciplina rigida imposta dalla madre, che la fa seguire da spie fin in Fiandra; spie mascherate da frati confessori (come anche Maria Antonietta, una spia austriaca alla corte di Luigi, almeno nelle intenzioni di Maria Teresa d’Austria).
Per Giovanna le nozze con Filippo il bello, principe delle Fiandre biondo eroe educato alla corte di Vienna, rappresentano una sorta di resurrezione della carne, e non si perita di nasconderlo. Non solo la passione sessuale lega i due giovani, ma un altro modo di stare al mondo, di vestire , di ordinare la propria vita. Giovanna non ama la confessione, e questo ancor prima di arrivare nelle Fiandre, di annusare i primi venticelli di riforma di quel cattolicesimo oppressivo che aveva dominato la sua formazione. Poteva ben essere accusata di eresia ed è per questo che forse Isabella aveva nominato Ferdinando reggente di Castiglia, una reggenza che poi Ferdinando aveva fatto acclamare dalle Cortes a Toro. Ma l’ambiziosissimo Philippe si risente. Si arriva allora all’accordo di Villafafila in base al quale Ferdinando cedeva la Castiglia a Filippo convenendo in un secondo trattato l’esclusione di Giovanna dal governo a causa della pazzia . Poi Ferdinando disconosce il trattato e rivendica per la figlia i diritti di proprietaria della Castiglia . Poi Philippe muore e Juana entra nello stato vedovile più folle che si sia mai sentito. Impedisce la sepoltura di Philippe, se ne va in giro , quasi un anno, con accanto con la bara del principe morto nel fulgore dei suoi ventotto anni, una bara che di tanto in tanto scoperchia per un bacio o una carezza.
L’imperatore Carlo V, quel Carlo V sul cui regno non tramontava mai il sole, teme le idee poco convenzionali di sua madre Juana , un suo governo avrebbe disturbato clero e nobiltà , avrebbe escluso dalla gestione della corona sia lui che l’entourage fiammingo di cui si circonda. Il figlio compie l’opera del nonno e del padre: fa rinchiudere Giovanna in un tetro palazzo, con aguzzini che la tormentano giorno e notte. La regina viene ridotta a barbona coperta di piaghe, implacabilmente fino a quando non tira le cuoia.
A questo scenario di diverse follie, bisogna infine aggiungere quella della voce narrante del romanzo. Nura /Nur, la luce, diventata Francesca , con un nome scelto a caso dal calendario cristiano, fiore tra i fiori, nata nel cortile dei Mirti della reggia di Granada, ridotta in schiavitù e scelta dalla ragazza Giovanna nel 1496 , all’ Alcazar di Cordova. Nur imbastitrice di storie, interprete di moti di stelle, fabbricante di filtri d’amore, profumi e raffinati cosmetici, Nur seduttrice, follia da strega, da sorciére che si fa il segno della croce per affrontare il mare . Nur prova per Giovanna un sentimento doppio che a volte somiglia all’affetto in altre al rancore profondo “ non riuscendo a conciliare il rifiuto di saperla figlia prediletta dei suoi carcerieri e la gratitudine che le deve per averla sottratta a un’esistenza ben più grama “. Giovanna la vuole sempre con sé anche nella gelida e progredita corte delle Fiandre dove Nura viene sbeffeggiata. Giovanna si fida di lei, così come Erzsbet Bathory si era fidata delle sue ancelle . Poi il sentimento bifido di Nur si complica e si fa politico, nel senso della pratica tutta politica della simulazione e della dissimulazione. Lei odia perché la sua personalità non può svilupparsi, perché la sua identità viene negata. Il rancore della serva verso la padrona che si crede padrona della sua persona, interamente. La pietà arriva tardi, non riscatta i nobili ascendenti della stessa Nur, è una pietà incompleta, poiché agli occhi di Nur “una regina non cammina scalza e non piange quando soffre, né piega il capo, neppure quando ha torto” .Giovanna ha perso la sua regalità. Eppure Giovanna è pazza per volere cambiare le regole, a lei non interessa il potere così com’è . Assini ne fa una sorta di principessa Diana ante litteram nel senso che la Loca vuole essere amata ed amare, questo solo interessa. Comunque Filippo non gradisce le sue incursioni negli affari di governo, lei sa delle sue molte amanti , dello sperpero della sua dote , e quando lui le rimprovera le schiave moresche, lei ha il coraggio, tutto regale, di contrastare l’uomo di cui pure è sessualmente schiava, e ribatte “A voi preme l’apparenza a me la sostanza, siete nero dentro e bianco fuori, pensate a dare maggior decoro ai vostri soldati, analfabeti e bifolchi ”. Adriana Assini ha il merito di sciogliere questa materia così densa e magmatica con semplicità e ricchezza, con una grande saggezza narrativa che le deriva da un’altrettanto grande sensibilità, non trascura nulla di quel vasto catalogo di pazzie che non appaiono negotium diaboli, ma quotidiano pane del potere.

Graziella Falconi

Leggendaria –Aprile 2008

«Fu allora che per la prima volta mi raccontò la storia del castello colpito da un grave sortilegio: fra quelle spesse mura, dove il silenzio copriva anche i lamenti, ogni cento anni veniva rinchiusa una regina e nessuna di loro ne era mai uscita viva.Donne innocenti, estranee a qualsiasi delitto, disse, ma di ostacolo ai loro uomini nei loro sordidi giochi di potere.»

Con sguardo attualissimo Adriana Assini riapre le porte della corte di Isabella di Pastiglia e di suo marito Ferdinando d’Aragona, per raccontare le intime radicate contraddizioni di un determinato contesto storico e non solo:il XVI secolo.La voce narrante  è quella di Francisca, una giovane moresca di nobili origini ridotta in schiavitù a seguito della Reconquista portata a compimento dai re Cattolici.Francisca delinea un ritratto intenso della regina Juana, terzogenita dei sovrani spagnoli, nota ancora oggi come Giovanna la Pazza, ritratto che non vuole essere né fotografia oggettiva né semplice racconto di un’osservatrice ma piuttosto vicenda condiva.Il paradigma esistenziale delle due protagoniste confluisce dunque in un’unica esperienza, si compenetra in un romanzo di de-formazione segnato da privazione, rinuncia, solitudine, gelosia e non ultima, ragion di stato.

Il racconto di sé è imprescindibile dal rapporto con l’altra: tanto Francisca, umile serva nella più potente core europea del Cinquecento, quanto Juana, erede di gran parte dell’impero spagnolo, sono legate a doppio filo da un “desino” beffardo che, illuse entrambe negli anni della giovinezza , le depreda infine di liberà e desideri.

La storia di Juana e dunque quella di Francisca, straordinario personaggio –ancella nato dalla fervida fantasia dell’autrice, si sviluppa attorno all’infelice amore per Filippo il Bello, arciduca d’Austria e di Borgona, suo sposo per inequivocabili scopi politici; Juana, lacerata da questo distruttivo amore-e con lei illecitamente anche Francisca-sarà costretta a fare i conti con i sordidi intrighi del corrotto e libertino Filippo. Francisca diviene quindi, metaforicamente, lo specchio attraverso cui Giovanna è quotidianamente costretta ad osservare la sua condizione di oppressione, quella stessa che Assini ritiene possa essere stata causa di un simulato stato di pazzia ed insieme di una comprensibile “febbrile emotività”.

Dal canto suo Francisca, indubbio simbolo della crudeltà dell’evangelizzazione forzata e di un’intolleranza, religiosa e culturale, che perfettamente si coniuga con l’eurocenrismo imperialista, non può che costruire con la sua carceriera un rapporto contrassegnato da un “rancoroso affetto”.

Con la semplicità del suo linguaggio Adriana Assini, che precedentemente ha già dimostrato la sua abilità nell’ibridare Storia e artificio narrativo - e che è l’autrice anche del disegno di copertina - ci consegna una narrazione pregna di universali e cangianti rimandi, con una scrittura sintattica “ripiegata su se stessa” cioè all’interno della quale nessun’ altra voce è amessa se non quella delle due protagoniste, Francisca ripercorre quasi sessant’anni di violenze, abusi e ingiustizie.

L’autrice non vuole dunque semplicemente riproporre la biografia dell’infelice regina, ma piuttosto mettere in scena la relazione tra due nemiche/amiche e la distanza culturale e spirituale da cui essa appare inconfondibilmente segnata; ciò nonostante quello che nel romanzo più si connota positivamente è proprio il valore che tale relazione assume e gli echi che produce sviluppandosi entro un contesto così ostile. Se nemmeno la morte di Juana libera o rende lei/loro giustizia, dunque se entrambe le protagoniste risultano sconfitte sia storicamente che narrativamente, essa palesa comunque un esito positivo: l’acquisizione della consapevolezza.

Sara Poletto

Leggere:Tutti, aprile 2008
Le rose di Cordova. La storia di due donne legate per la vita dal destino

Scrittrice romana particolarmente prolifica, con una decina di libri già pubblicati, Adriana Assini firma per la casa editrice Scrittura & Scritture un romanzo storico, Le Rose di Cordova (2007 pp.170 euro 11,50). Il personaggio chiave della storia è la figlia di un alto dignitario della corte della reggia di Granata ridotta in schiavitù dai cattolici spagnoli. A Nura viene tolto tutto, anche il nome, e viene chiamata Francisca, un nome scelto a caso dal calendario cristiano. Ma la sorte vuole che Francisca venga prescelta come dama di compagnia di Juanita, figlia di Ferdinando e Isabella di Spagna.Così la vita di Francisca si intreccia con quella della sua padrona che nel frattempo i genitori promettono in sposa a Philippe, Arciduca d’Austria e di Borgogna per consolidare il regno contro le mire espansionistiche della Francia. Juanita si piega alla ragion di Stato ed insieme alla sua ancella va a raggiungere il futuro sposo nelle Fiandre. Il matrimonio si rivela presto pieno di dolori per Juanita a causa dei continui tradimenti dello sposo che, ad insaputa della sua consorte, riesce ad avere anche Francisca che ricambia per consumare una sottile vendetta. Dopo aver dato un figlio a Juanita Philippe muore avvelenato. Muore anche la madre Isabella e quindi si sviluppano una serie di peripezie che porteranno Juanita ad essere anche imprigionata. Francisca la segue sempre ed è lei il personaggio chiave e la voce narrante del romanzo. Il suo è una sorta di amore e odio per la sua padrona alla quale dispensa saggi consigli, non sempre seguiti. Un bel romanzo la cui trama che si basa su fatti storici risulta particolarmente avvincente. Le due dame rappresentano la storia dei vinti e dei vincitori, le cui sorti spesso si confondono, guidata dalla mano imperscrutabile del destino. La Assini si distingue per una bella scrittura che scorre veloce e dà un buon ritmo al racconto che si legge tutto di un fiato. La copertina è disegnata dalla stessa autrice che abbiamo scoperto essere una valida acquerellista.

Sergio Auricchio

Albatros, Febbraio 2008

Dalla penna di Adriana Assini, scrittrice - oltre che pittrice - con preferenze per il romanzo a sfondo storico, rinasce la corte di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. Siamo nel XVI secolo: la schiava Francisca, di origini moresche, fornisce il suo intrigante punto di vista per narrarci le voci, gli intrighi e le passioni che scuotono la vita della regina Giovanna, detta la pazza, perdutamente innamorata di Filippo il bello. È a Giovanna che Francisca - il suo nome moresco è Nura - deve la sua condizione di preferita e la sua riconoscenza. Tutto il fascino di una storia di altri tempi abilmente ricamata fin nei più minimi dettagli.

Maurizio Serenoni

Permesola.it
Scritture femminili

Il 16 ottobre, una piccola casa editrice, molto molto femminile, Scrittura e Scritture, propone un incontro di presentazione di due nuove proposte editoriali. La manifestazione, Donne all'Ombra della Storia, dedicata a "Teresa e la Luna" di Carla Marcone ed a "Le Rose di Cordova" di Adriana Assini, farà rivivere figure femminili singolari nell'ambito della storia napoletana ed europea.
Abbiamo domandato alle autrici come è sorta e si è sviluppata l’idea dei romanzi.
Ecco come ci ha risposto Carla Marcone in merito alla sua opera "Teresa e la Luna". "L'idea del romanzo mi è stata suggerita dalle stesse editrici ed io immediatamente l'ho amata. Il percorso intrapreso non è stato facile, l'indisciplinata poesia ha dovuto fare i conti con il particolare, con la storia. Insomma è stato come mettere Calliope e Clio l'una di fronte all'altra e non nascondo che spesso si sono anche prese a capelli. La prima ha approfittato molto della seconda e quest'ultima ha smussato gli spigoli dell'altra, così Teresa è schizzata fuori dal mio inchiostro e mi ha guidata attraverso il labirinto della sua vita. E' stata un'esperienza molto eccitante e ha contribuito alla mia crescita di scrittrice. Il viaggio effettivo è stato massacrante devo dire, ho cercato, frugato, camminato e respirato odori antichi ma ancora prepotenti di libri coperti dalla polvere di una biblioteca,quello metaforico mi ha maggiormente convinta che, come vuole il poeta: Sol chi non lascia eredità d'affetti poca gioia ha nell'urna. Ed io ho la certezza che una donna come Teresa, forgiata dal fuoco della terra e allo stesso tempo tanto indifesa di fronte all'amore, non sarà dimenticata. E mi piace pensare, anzi ne sono orgogliosa, di aver contribuito a rendere saldo il suo ricordo e a non smarrirlo lungo le pieghe del tempo".

Ed ecco la conversazione con Adriana Assini, autrice di "Le Rose di Cordova".
Pms: Come è sorta e si è sviluppata l'idea del libro?
Adriana Assini: "Nel corso di una ricerca in biblioteca. Alle prese con l’Opus epistolarium di Pietro Martire d’Anghiera (cappellano di Isabella di Castiglia e storiografo ufficiale del “Nuovo Mondo”), mi soffermai sul resoconto di un drammatico episodio la cui protagonista era Giovanna, la terzogenita dei Re Cattolici, passata alla storia come la “Pazza”. Conoscevo le sue vicissitudini per sommi capi, ma dal racconto in questione ne ricavai la netta impressione che Juana, più che pazza, fosse stata invece una ribelle, destinata dunque a pagare a caro prezzo le sue “disobbedienze”. La conferma mi venne poi a mano a mano che, nei mesi successivi, approfondii la sua storia per “riscriverla” sotto forma di romanzo e restituirle, anche se a posteriori, almeno un po’ della dignità a cui aveva diritto."

Pms: Quali significati riveste il tema del viaggio, quali ricordi le suscita (nella duplice valenza di viaggio come spostamento effettivo o metafora).
Adriana Assini: "Nata sotto il Sagittario, l’amore per i viaggi è un segno distintivo della mia persona. Viaggiare è scoprire; imparare; ampliare gli orizzonti spostando sempre un po’ più in là le “colonne d’Ercole”; confrontarsi con il nuovo, l’insolito o il diverso, anche a soli cento km da casa. La mia memoria è fortemente selettiva e spesso, ricordando qualche mio viaggio, vedo scorrere una sequela di immagini piuttosto esigua rispetto alle tante incamerate a suo tempo, ma si tratta sempre di immagini molto vive e intense, sempre legate alle emozioni, come il ritrovarsi sulle pendici di un vulcano e restare ad ascoltarne la “voce”, profonda e minacciosa, o sedersi accanto al luogo un tempo destinato alla Pizia e, nel silenzio della valle, udirla pronunciare i suoi oracoli…Ma viaggiare non è soltanto mettersi in macchina o prendere un aereo. La mente è forse il maggiore mezzo di trasporto a nostra disposizione e ci conduce dove vogliamo, nel tempo e nello spazio. Grazie ai miei romanzi, ho attraversato a cavallo le Fiandre, quando erano ancora ricche di mulini ad acqua e a vento; ho “assistito” ai fuochi d’artificio sparati da Castel Sant’Angelo nella Roma del Seicento; ho seguito la regina Semiramide nelle sue avventurose battute di caccia alle tigri…"

"Scrittura e Scritture" è una casa editrice costituita nel 2005 per iniziativa di due entusiaste librofile, Chantal ed Eliana Corrado, che, con audacia, hanno scelto di pubblicare autori emergenti, animati da un medesimo culto per la qualità di forma grafica e contenuti. Non sono dunque numerose le proposte che annovera, ma indubbiamente meritorie di attenzione e, ci auguriamo, destinate a ricavarsi una nicchia di favore tra il pubblico dei lettori di gusto.
Così le fondatrici hanno raccontato la loro avventura, aggiungendo qualche considerazione sul tema del viaggio: "L'idea di Scrittura & Scritture è quella di una casa editrice che partendo da Napoli, potesse arrivare lontano, quanto meno crescesse a livello nazionale, c'è dietro la nostra attività un sogno, l'ambizione di creare un viaggio che è cominciato con noi e che ti auguri non finisca mai, che valichi i confini geografici e temporali perciò puntiamo molto sulla qualità dei nostri libri, degli scrittori, qualità più che quantità, cercando di dedicare ad ogni libro un massimo sforzo anche promozionale, questo ci induce a lavorare molto e sodo anche su noi stesse per migliorare sempre più, puntare sempre più in alto, siamo giovani e abbiamo scelto l'editoria come nostra unica occupazione lavorativa.
C'è molto, secondo noi, dell'idea del viaggio in una casa editrice; come viaggio temporale: far conoscere i nostri libri e i loro autori vuol dire andare in giro per l'Italia, un giorno anche all'estero,
partecipare quanto più possibile alle fiere, festival letterari, 
confrontarsi con i lettori, capire la gente, per arricchirci di idee abbiamo bisogno di curiosare in giro, mentalmente una casa editrice viaggia sempre: con i propri sogni con i propri libri,
certo ci poniamo dei limiti, sia come persone che come impresa, siamo ancora una realtà piccola, ma abbiamo voglia di sperimentare proprio per cercare di superarli certi confini, ovviamente come in ogni viaggio ci sono sempre soste, incognite e imprevisti ma anche bellissime sorprese..."

Il loro repertorio include narrativa per adulti, bambini, ragazzi, occasionale saggistica e poesia, raccolta nelle varie collane: Voci (narrativa contemporanea), I Minuti (proposte di formato ridotto e costo moderato), Cyrano (biografie di uomini celebri, romanzi e racconti con protagonisti maschili), Scugnizzi (filastrocche, favole, racconti e romanzi per piccoli lettori), Maree (poesia). La casa editrice è stata recentemente presente a Salerno, alla Fiera del Libro di Donne, con dovizia di proposte naturalmente "al femminile"; dal 10-12 ottobre la ritroveremo allo spazio espositivo del  Pisa Book Festival (Area EXPO di Pisa). La manifestazione del 16 ottobre avrà luogo presso la Libreria Edicolè in Piazza Municipio 5 a Napoli, alle ore 18.00. Per avere ulteriori informazioni sull'evento ed aprirvi a nuovi ambiti di lettura, potete visitare il sito: www.scritturascritture.it Buon divertimento e buona lettura.

Paola Dentone

Donneconoscenzastorica.it

Ad ogni nuova prova letteraria, Adriana Assini continua a dimostrare la sua singolare capacità di far rivivere la Storia; ovvero di renderla un’illustre guerra contro il Tempo - come scriveva il Manzoni nel finto manoscritto introduttivo ai Promessi Sposi - poiché questo rode, consuma, tende a far sparire gli eventi sotto la polvere dell’oblio, mentre essa, narrando i fatti fa magicamente risorgere figure ed eventi, ripresentandoli interi e vivi davanti agli occhi del lettore.
Nella sua impalcatura narrativa, l’Autrice si pone qui in un genere letterario ibrido, che unisce felicemente le specificità costitutive del romanzo e del saggio storico vero e proprio. I personaggi campeggiano su uno sfondo scenograficamente imponente quanto rigorosamente attestato. La spiccata teatralità è anche qui un carattere saliente della scrittura dell’Autrice: mentre leggiamo, le pagine sempre più si animano di dialoghi e di mutevoli scenari, e la scorrevole continuità dei capitoli non impedisce di figurarsi un immaginario palcoscenico girevole su cui si muovono persone e avvenimenti.
Protagonista della storia è Giovanna: terzogenita dei Re Cattolici, Isabella di Pastiglia e Ferdinando d’Aragona, a poco più di sedici anni sposa il seducente arciduca Filippo detto il Bello, nato dal matrimonio fra l’imperatore Massimiliano I d’ Asburgo e Maria di Borgogna.
Per Filippo, Giovanna nutre una sorta di violento amore-odio, avendo riconosciuto in lui, durante il decennio trascorso al suo fianco, un uomo ambizioso e calcolatore; tendente in più a estrometterla dal governo per poter accentrare tutto il potere nelle sue mani.
L’esistenza della povera Giovanna (detta poi la Pazza) si snoda da questo primitivo fiorire di un sogno fatto di amore e di gloria che rapidamente affoga nelle strettoie dell’oppressione bigotta della regina madre,dell’ostilità del marito e degli inganni del padre; fino all’impietosa indifferenza dello stesso figlio Carlo.
A raccontare l’infelice vicenda è l’altra protagonista: la giovane ancella Nura, bellissimo personaggio di fantasia creato dalla scrittrice, delineato con finezza di sfumature e con acuta intelligenza psicologica. Personalità tormentata e controversa, Nura è figlia di un ministro del califfo Boabdil, sconfitto e ucciso molti anni prima dalle truppe dei Re Cattolici conquistatori di Granata. Donna bella e gentile, essa prova per Giovanna un affetto contraddittorio, screziato da rimpianti e da rancori, non riuscendo a dimenticare che l’infanta è pur sempre figlia e indirettamente complice dei suoi oppressori, che l’hanno strappata al suo popolo per consegnarla a un triste destino.
Prepotentemente attratta, lei pure, dal fascino del bel Filippo, lo rimpiangerà per sempre e seguirà poi la sfortunata regina senza regno fin nel suo definitivo isolamento nel tetro castello di Tordesillas, dove per quasi cinquant’anni la osserverà decadere giorno per giorno, sempre più chiusa nel mutismo di una vera o forse simulata follia.

Marina Caracciolo


Librincircolo.it

Ancora un romanzo a sfondo storico per la scrittrice e acquerellista romana Adriana Assini.
Questa volta siamo in Spagna alla corte di Isabella di Castiglia e suo marito Ferdinando d'Aragona.
Al centro della storia la loro figlia Juana (quella che passerà alla storia come Giovanna la pazza) e la sua ancella Francisca/Nura schiava moresca che la capricciosa principessa spagnola sceglie "in mezzo a una dozzina di ancelle, attratta dal rosa lucente della veste in tessuto fine di damasco…".
Cominciano, così, le vicende tormentate della futura sovrana, il suo amore per Filippo il bello che accetterà di prenderla in sposa in cambio di una dote "maggiorata" per compensare lo scarso fascino della futura moglie, gli intrighi e i giochi politici ai quali dovrà sottostare.
Sullo sfondo di vicende storiche si svolge la storia di due esistenze fatte di solitudine e nostalgia.
Due figure femminili che sono l'una l'immagine riflessa dell'altra, distanti ma tanto simili nella loro fragile esistenza di schiave. Nura prigioniera dei sui nemici, Juana prigioniera della sua vita di sovrana.
La lettura è estremamente gradevole e la storia appassionante. Questo il nuovo romanzo della Assini, un combinazione equilibrata di storia e narrativa. Una prosa leggera che diventa accattivante anche per quelli che non sono appassionati del genere, ma che riusciranno ad appassionarsi alle vicende della famosa regina di Spagna.

Alessandra Troiano

Arcilettore.it

Il libro di Adriana Assini racconta una bella storia che riguarda la sfortunata figlia di una delle più sanguinarie regine della storia europea: Isabella, la cattolicissima regina di Spagna che trucidò e costrinse a fuggire migliaia di ebrei e di mussulmani.
La figlia Giovanna viene promessa sposa a Filippo il Bello, di cui si innamora di un amore così forte e assoluto da divorarla per la gelosia e le pene che è costretta a subire a causa del comportamento libertino del medesimo.
A raccontarci tutto è la sua ancella e schiava (anch’essa innamorata di Filippo) che ci fa un ritratto tenero e compassionevole di questa donna che, Regina, non riuscirà a governare un giorno.
Sullo sfondo una Spagna che non ha più la ricchezza che le donarono gli arabi, né la loro cultura, ma la povertà dei contadini e l’abisso dell’inquisizione.
Un libro scritto benissimo che affascina nella lettura.

Leggendoscrivendo.it
Ad accompagnarci in questo viaggio è la voce narrante di Nura, nome che significa fiore tra i fiori, nata a Granada alla corte moresca, figlia Aziz detto il Saggio, primo ministro del Califfo. Quando i colpi dell’armata cristiana di Isabel di Castiglia scacciano i mori, lei viene fatta prigioniera. Indossa ancora gli abiti rosa di damasco del suo rango, quando la vede la terzogenita della regina e la sceglie come sua schiava. Da quel momento si chiamerà Francisca e il suo destino sarà unito per sempre a quello di colei che la storia ricorda come Giovanna la Pazza, madre di Carlo V.
E' una storia dolorosa, piena di rabbia e ingiustizia quella che si dipana pagina dopo pagina. Francisca ne è un testimone controverso, divisa com’è tra una forma di gratitudine per la padrone e l’odio dei vinti per il vincitore, e nemmeno il constatare, mese dopo mese, anno dopo anno che la povera Juana è tutto tranne che una vincitrice attenuerà l’abisso tra le due donne.
E alla fine quello che ne esce è una testimonianza lucida su una vittima: nulla viene risparmiato a Juana, silenziosa e sensibile ma non acquiescente, suo malgrado strumento in mano a tutti. Via via, per brama di potere, la useranno tutti, madre, marito, padre, inquisitori, vescovi, dignitari di corte. Le sue manifestazioni di pazzia altro non sono che dolore impotente di una donna tenuta prigioniera in una spirale senza uscita.
Davvero bello, questo ritratto che Adriana Assini ci riporta in vita da secoli bui, con una scrittura semplice e impeccabile. Da leggere per tutti gli appassionati di storia e da leggere le donne, per rendere in qualche modo giustizia a una regina prigioniera di tutti, a cui non è stato concesso di regnare neppure per un giorno.

Lilli Luini

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