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Il Denaro - 29 marzo 2008
La lezione di Joao scugnizzo di Copacabana
Il sottocapo nocchiero, imbarcato sulla nave San Giusto, pensa di vivere in maniera spensierata e disincantata la tappa a Rio de Janiero. Ma, visitando quei luoghi, si accorge di una triste realtà, fatta di miseria, droga e prostituzione minorile.
Il marinaio rimane turbato soprattutto dall’incontro con Joao: un moderno sciuscià costretto a lustrare scarpe ai turisti per guadagnare qualche real.
Quanti bambini-scugnizzi vivono come Joao a Rio? Tanti, troppi.
Joao diventa una lezione di vita per il marinaio.
la Repubblica - 7 aprile 2007
La lezione di Joao e un amico marinaio
L'immagine di Rio de Janeiro che l'autore, al suo esordio narrativo, dà sin dalle prime righe del libro è quella delle tipiche contraddizioni che distinguono il Brasile. Da un lato la bellezza della natura e dei paesaggi, dall'altro la sporcizia e la miseria delle favelas. Un marinaio italiano giunge nel porto brasiliano, è affascinato dall'ambiente ma viene coinvolto subito in una realtà fatta di povertà, droga e prostituzione. L'incontro con Joao, uno scugnizzo d'oltreoceano costretto a lustarare scarpe ai turisti in cambio di poche monete, contribuirà alla sua crescita di uomo e di marinaio, lasciando un segno indelebile non solo sui suoi indumenti. Un reportage dai temi molto attuali, che ci riporta ad una riflessione sulle condizioni dei paesi del Sud del mondo.
Il Mattino 27 marzo 2007
Joao, uno scugnizzo a Rio de Janeiro
Il trentaquattrenne Enrico Pennino, graphic-designer napoletano, con Il segno di Joao (Edizioni Scrittura & Scritture, pagg.80 euro 8) ha realizzato un racconto-reportage su un tema di grande attualità. Narra la storia di un sottocapo nocchiero, imbarcato su di una nave della marina militare italiana, che pensa di vivere in maniera spensierata e disincantata la tappa a Rio de Janeiro. Ma, visitando quei luoghi, si accorge di una triste realtà fatta di miseria, droga e prostituzione minorile. Il marinaio rimane turbato soprattutto dall'incontro con Joao, un moderno sciuscià costretto a lustrare scarpe ai turisti per guadagnare qualche real. Quanti bambini-scugnizzi vivono come Joao a Rio? Tanti, troppi. La misera vita del bambino, la sua disperazione ma anche il suo coraggio e la sua risata diventano segno di un'esperienza di crescita per il marinaio-turista, ma anche marchio di una città dove per tante giovani vite sembra non esserci mai certezza di un futuro diverso.
La casa editrice Scrittura & Sritture è stata fondata a Napoli nel 2005 da Chantal ed Eliana Corrado e si è segnalata per l'iniziativa «Un racconto fantasy per Napoli», il 30% del ricavato delle vendita di questo testo è devoluto a favore del progetto di attività ludico-ricreative «Comicoterapia» per i bambini ospedalizzati.
I libri di questa piccola ma qualitativa editrice hanno tre caratteristiche peculiari per ogni lettore: i caratteri grandi come i libri per ipovedenti; costano poco e sono tascabili.
Napolipiù - 9 marzo 2007
Il segno di Joao di Pennino
Le due facce del Brasile
Nascondere la realtà (drammatica) sotto la luce del sole. Per darle un carattere pittoresco, a dimensione di turista. Spiagge lunghissime, ragazze roppo accondiscendenti e Carnevali al samba. Le due facce del Brasile: favelas e centri commerciali, puttane e dollaroni. Da un ricordo personale, durante il servizio in marina, nasce "Il segno di Joao" (Scrittura & Scritture, 80pagg., 8 euro), esordio narrativo di Enrico Pennino, che sarà presentato oggi (ore 18) alla libreria Edicolè.
Joao è uno dei tanti bambini brasiliani che sopravvivono nelle favelas, tra una lustrata di scarpe e una sniffata di colla. L'autore racconta l'incontro con questo bimbo e la serie di avventure (reali) che ne seguono. L'abilità di Pennino è racchiusa nella voglia di narrare un'amicizia insolita, piuttosto che gettarsi nella retorica di un Brasile poverissimo contro un occidente capitalista e spietato. Certo, appaiono le favelas, le baby prostitute e Joao, ma sono ricordi di un'esperienza. Ricordi che lasciano il segno: quello della cromatina su linde e pinte uniformi marinaresche.
Non solo Acqua - Acqualatina- aprile 2007
Il segno di Joao è un libro che apparentemente può sembrare molto semplice forse per lo stile scorrevole, forse perchè si è tratti in inganno dal formato (molto piccolo) o forse ancora perchè non ci si aspetta una così attenta riflessione da un libro per ragazzi.
È affascinante notare invece come, già dalle prime pagine, il testo si carichi di mille significati nascosti.
Il protagonista, Enrico, che è lo scrittore stesso, dopo aver deciso di abbandonare gli studi universitari intraprende un viaggio a seguito dell'arruolamento in marina, imbarcandosi sulla nave San Giusto.
Alla fine del viaggio, una terra tanto famosa quanto misteriosa stava ad aspettarlo: il Brasile. Una volta sbarcato a Rio de Janeiro Enrico inizia l'avventura: uno scenario mai visto prima, tante donne di mal costume aspettavano al varco i nuovi arrivati… tanto era il loro ardire quanto la miseria che le contraddistingueva.
Sin da subito inizia a girovagare con gli amici nelle località vicine, finchè non giunge a Copacabana, dove conosce il piccolo Joao. Di lì a poco, il primo contatto: Joao, nella speranza di tirar su qualche spicciolo, si offre di pulirgli le scarpe. A nessuno Enrico avrebbe mai creduto se in quel momento gli avessero detto che quel ragazzino sarebbe rimasto per sempre nel suo cuore. Apparentemente uno qualunque, un bambino come tanti, un visino dolce seppur dallo sguardo molto furbo e, sicuramente, la povertà era la caratterisica principale. Cosa è successo di tanto importante che li ha legati? Una serie di vicissitudini che non spiego per non togliere il piacere della lettura.
Quello che dà rilevanza al testo va oltre ogni semplce e affrettata considerazione: due raggazzi apparentemente così diversi e allo stesso tempo così vicini al punto da riuscire a comprendersi senza il bisogno di dirsi nulla, uniti da una storia straordinaria. Il libro insegna a non fermarsi alle apparenze. Non è lo stile di vita, la situazione familiare, economica o sociale che fa di noi delle persone più o meno speciali. Chiunque può insegnarci qualcosa, anche la persona dalla quale non avremmo mai voluto neanche una stretta di mano: chiunque può avere dentro di sè un mondo interessante da scoprire: chiunque può accendere una luce che prima non avevamo; chiunque può insegnarci quello che, fino a ieri, non avevamo neanche mai sognato potesse esistere.
campaniaimpresamusica.org
Il Segno di Joao
Venerdì 9 Marzo, presso La Libreria Edicolè-Mondadori, Gianluca Calvino dell’associazione culturale Librincircolo presenta il libro di Enrico Pennino.
“Rio de Janeiro era proprio come la immaginavo. Quietamente adagiata sulla baia, esibiva scorci e paesaggi che tante volte avevo visto nei film e nei documentari, o di cui avevo letto nei reportage sul Brasile. (…) Avevo ventun'anni, i libri di economia riposti in un cassetto, i gradi di caporal maggiore sulle mostrine e stavo girando il mondo solo per assolvere gli obblighi di leva”.
Questo viaggio intorno al mondo, però, lascerà un segno sul sottocapo nocchiero.
Imbarcato sulla nave San Giusto convinto di vivere in maniera spensierata la tappa a Rio de Janeiro, sarà costretto ad aprire gli occhi sulla realtà del posto costituita da miseria, droga e prostituzione minorile.
Dell’incontro tra il marinaio e Joao, un moderno sciuscià costretto a lustrare scarpe ai marinai per portare a casa qualche moneta, ne parlerà lo stesso autore Enrico Pennino a Napoli venerdì 9 Marzo alle ore 18 presso la Libreria Edicolè-Mondadori Piazza Municipio 5.
l libro sarà presentato da Gianluca Calvino dell’associazione culturale Librincircolo, mentre Alessandra Troiano si occuperà di leggere brani del testo.
La misera vita del piccolo Joao, ma anche il suo coraggio e la sua risata riproposta sulla copertina del libro segnano l’inizio della crescita del marinaioturista ma restano sullo sfondo come il marchio di una città dove per troppi non c’è certezza di un futuro diverso.
Una importante prova narrativa per il napoletano Enrico Pennino, classe 1973, che di mestiere fa il graphic designer e solo per hobby si dedica alla scrittura.
progettobabele.it
Questo romanzo breve, o diario, o libro di viaggio, di Enrico Pennino mi ha proprio irritato.
Lo ammetto.
E questo, se vogliamo, è già un risultato. Voglio dire, far arrabbiare il lettore significa fargli provare un'emozione e provocare emozioni tramite la parola scritta è il lavoro dello scrittore.
Soltanto, non ho ben capito se Pennino produca questo effetto intenzionalmente o se, piuttosto, la mia irritazione derivi, indirettamente, dalla totale mancanza di coinvolgimento mostrata dalla voce narrante nell'esplorare un mondo - quello di Joao, appunto - fatto di degrado, povertà, indegni compromessi e violenze.
Mentre la narrazione prosegue piana, fra orgiastiche libere uscite e “scazzottate” come da copione, con un tono che oscilla tra la confidenza fra commilitoni ed una vaga celebrazione della disciplina militare, Joao compare e scompare cucendo fra loro i vari capitoli. Alternativamente, insozzando le bianche divise dei marinai o procurando loro dolci (e mercenarie) compagnie. Raramente si scorgono, sullo sfondo, una ronda di assassini prezzolati, una giovanissima prostituta o un gruppo di ragazzini intossicati dai fumi della colla. Passano, scivolano via e non lasciano traccia.
Chiariamo un punto: non mi aspettavo (né volevo leggere) manieristici sdegni né mielosi lieto fine. Ma avrei comunque ritenuto logico che il protagonista, pur senza esprimere alcun giudizio, venisse in qualche modo cambiato (o trasformato) dal contatto con l'orrore reale, quotidiano, silenzioso delle favelas e dei ninos de rua (quanto preferisco gli orrori cosmici di un Lovecraft o di un Poe! Almeno dai mostri iperuranici ci si può difendere, in qualche modo.)
Invece, nulla.
Anzi, con opportunismo tutto italico (e quasi ammirevole), il nostro bravo sottufficiale riesce perfino a trarre dall'esperienza un proprio guadagno personale... e per nulla spirituale.
Può anche aver ragione lui (siamo uomini e marinai, si sa), ma avrei preferito qualsiasi altra cosa, incluso un finto cinismo stile Bogart, a questa pacifica e rilassata (neppure rassegnata, proprio solo “rilassata”) accettazione di un mondo indecente.
Viene da chiedersi cosa rimanga nell'animo del sottocapo nocchiere Enrico Pennino quando la portaelicotteri lascia le acque di Rio per tornare in Italia. Curiosità legittima che resta però completamente irrisolta.
Giudizio sospeso, quindi, almeno per ora, per Il segno di Joao ed il suo giovane autore.
Librincircolo.it
Rio de Janeiro, Ipanema, Copacabana. Nella nostra immaginazione questi nomi evocano splendide donne dalla pelle dorata, spiagge immense popolate di palme e turisti, musica, carnevalesca allegria. Ed è proprio in questo Brasile da cartolina, una vera e propria iniezione di adrenalina, che si immerge entusiasta il protagonista di questo racconto di viaggio, un ventenne che sbarca con un po' di dollari in tasca e addosso una divisa della marina militare italiana.
Ma basta sbagliare una fermata dell'autobus per ritrovarsi di fronte a una realtà totalmente diversa: quella di una favela dove uomini seminudi vivono nel fango e negli espedienti, in baracche di legno e latta circondate dai rifiuti.
E allora scopri che quell'allegria che il popolo carioca mette in vetrina viene, almeno in parte, dai barattoli di colla, droga a buon mercato che i ragazzini di strada cominciano a sniffare prestissimo. Ti accorgi che dietro la bellezza di una donna è nascosto il dramma dell'eroina e della malattia, dietro la vivacità di un bambino ti guardano gli occhi di chi ha dovuto crescere troppo presto, lasciando affiorare solo sprazzi d'ingenuità, sotto la scorza di un'esperienza esistenziale durissima.
L'autore e protagonista di questo diario, Enrico Pennino, nel confrontarsi con la grande tradizione della narrativa di viaggio, sceglie saggiamente la strada della semplicità. Lo stile è piano, lineare, preoccupato di restituire eventi, luoghi e persone nella loro veste più immediata: toccanti in se stessi.
Arcilettore.it
Il segno di Joao è la storia di un'impronta che un bambino di Rio può lasciare a chi pensa di interpretare la realtà brasiliana con gli occhi di un occidentale e di un turista. Joao è l'emblema della miseria e della voglia di vivere; l'innocenza e la corruzione della povertà, quella che porta a favorire la prostituzione e la droga come bisogno di sopravvivenza; la voglia di vivere e la mancanza di speranza. Sì perchè il Brasile non è solo calcio, belle spiagge, sole e divertimento, ma anche favelas, miseria, bambini di strada, violenza e sfruttamento. Un piccolo libro da leggere per capire o cercare di capire il mondo.
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