Scrittura & Scritture - Rassegna stampa - I leoni d' Europa

Se si leggono libri come si stanno ad ascoltare gli amici, ciò che si legge allieterà e consolerà come soltanto gli amici sanno fare.

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I leoni d'Europa

Tiziana Silvestrin
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Secolo d’Italia - 29/05/2010

Fra intrighi e misteri, un giallo nel cuore dell’Europa nascente

Va segnalata l’esordiente Tiziana Silvestrin con I leoni d’Europa edito da Scrittura & Scritture. Un noir che a partire da Mantova nel 1582 ci porta dentro i conflitti e gli intrighi che attraversavano le corti e gli stati europei del tempo. A definire e farci scoprire la mappa di relazioni e complotti lungo il continente sono i percorsi e le peripezie e la morte (presunta?) di un giovane e affascinante affabulatore scozzese James Chrichton nell’attuazione della mission affidatagli.Attraverso un abile descrizione delle dinamiche psicologiche e relazionali tanto degli uomini di potere nelle corti e nelle chiese quanto dei popolani Tiziana Silvestrin descrive il succedersi avvincente degli avvenimenti con flashback e giustapposizioni di spazi e luoghi che danno ritmo, suspense e sorpresa al romanzo.

Si compone così il mosaico dell’indagine del Capitano di Giustizia dei Gonzaga Biagio Dell’Orso, puntuale e rigoroso e con esso quello dei poteri in Europa mentre si stanno formando gli Stati Nazionali.Un scontro di religione e in nome della religione tra sovrani e tra stati, che coinvolge la Francia, la Spagna, la Serenissima e la chiesa di Roma intorno alla contesa tra Maria Stuarda ed Elisabetta I.

La narrazione gode di un’ambientazione storicamente accurata nella descrizione di consumi e costumi senza mai essere didascalica. Attraverso la lucidità deduttiva di Biagio Dell’Orso, stridente con l’ipocrisia e le convenzioni dei tempi, l’autrice ci conduce in un viaggio nel tempo che è coinvolgente fin dalle prime pagine che, attraverso gli avvenimenti e i luoghi nei quali accadono, definiscono la matrice della trama del romanzo. Una intrusione (per rubare cosa?)  nella Basilica Santa Barbara di Mantova, la fuga per le vie della città, lo scontro con il figlio del duca, le cure dello speziale e una sepoltura in chiesa fanno del piccolo ducato il caleidoscopio attraverso il quale prende corpo il disegno di Europa. Davvero una buona prova di esordio narrativo, questa di Tiziana Silvestrin, con una tessitura della sceneggiatura e una gestione delle dinamiche convincente che sicuramente ci riproporrà in altri contesti storici.

Fiorello Cortiana

Librigialli.org

Oggi ti scrivo per parlarti di questo fantastico giallo storico che ho letto e che mi ha lasciato piacevolmente colpito.
Pur se non ambientato nell’epoca classica, quella che sicuramente preferisco a tutte, è un libro che ha saputo catturare la mia attenzione e che sono convinto farà lo stesso con te. Iniziando la lettura ci immergeremo nella Mantova e nell’Italia del XVI secolo. Seguiremo così le avventure di James Crichton e Thomas, le indagini di Biagio dell’Orso, insieme a tutti gli altri personaggi che fanno la loro apparizione, in un insieme di colpi di scena, delitti e avventure più o meno spericolate. Un libro che mischia il giallo con un po’ di spionaggio, dove viene messa in risalto l’importanza della Serenissima a quel tempo e del Consiglio dei Dieci.
Non voglio rivelarti troppo sulla trama perché è un libro da leggere e da “vivere” ma ti anticipo solo che molto bello è anche il modo in cui la scrittrica ha introddo le scene ambientate in Inghilterra.
Pubblicato dalla casa Scrittura & Scritture lo puoi trovare nelle migliori librerie oppure andando a questa pagina e cercando il contatto a te più vicino.

Giovanni Panasiti

Liberilibrai n 1 - 2010

Mantova 3 luglio 1582

Chissà come ci si sente a precipitare per molti mesi, per tutto il tempo dedicato alla scrittura del libro, nell’epoca tardorinascimentale della propria città, all’incirca cinque secoli addietro; cosa si prova a camminare per vie e piazze oggi attraversate dai turisti e dagli abitanti, compresa l’autrice, e scriverne pochi minuti dopo collocandole all’epoca dei Gonzaga.

Il romanzo storico di Tiziana Silvestrin si muove attorno alla figura di Biagio dell’Orso, capitano di giustizia del ducato di Mantova, retto a quel tempo da Guglielmo Gonzaga. Ma il personaggio, insieme ad altre figure minori, è probabilmente l’unico inventato dall’autrice. Tutti gli altri che il capitano di giustizia incontrerà sono personaggi reali che hanno avuto un ruolo importante nella storia e nell’arte: il noto pittore veneziano Tintoretto, lo speziale Hippolito Geniforti o il tipografo Aldo Manuzio il giovane. Il Capitano si troverà a svolgere le sue indagini anche nella Venezia del Consiglio dei Dieci o nella Milano di San Carlo Borromeo. Già, il romanzo si tinge di noir mescolando con sapiente alchimia colpi di scena, rimandi storici, trame intricate ma altrettanto avvincenti. Siamo nel pieno della Controriforma, negli anni in cui cambiò anche la percezione del tempo con la modifica del calendario giuliano; scenari che  il libro evoca sullo sfondo senza mai perdere il filo conduttore di un trama che genera il classico effetto al rallentatore durante la lettura, quello che ti assale quando vorresti che un libro non finisse mai.

Tiziana Silvestrin vive e lavora a Mantova. Laureata in Lettere con indirizzo artistico, nel 2007 al concorso letterario Nazionale Voci di Donne della Provincia di Savona vince il Premio Speciale A.M.M.I con il racconto Amina. I leoni d’Europa è il suo primo romanzo.

Librincircolo.it

Mantova 1582, basilica palatina di Santa Barbara. James Chrichton e il fidato amico Thomas falliscono nel tentativo di rubare qualcosa. Quella stessa notte, durante un agguato, lo scozzese James viene superficialmente ferito dal figlio del duca Guglielmo Gonzaga, Vincenzo. Di lì a poco, la notizia della sua inspiegabile morte si diffonde ai piani alti della società. Le indagini, affidate al capitano di giustizia, Biagio Dell'Orso, lasciano ben presto indovinare che quel banale incidente è solo la punta di un grosso iceberg di complotti e congiure. Attraverso il lusso e lo sfarzo delle corti italiane, gli amori sacri e profani, la sete di potere, gli intrighi, gli inganni e i tranelli, l'esordiente Tiziana Silvestrin ci guida nel panorama delle corti italiane cinquecentesche, incastonando la sua storia nel quadro ben più vasto e complicato delle lotte fra cattolici e protestanti, i leoni d'Europa, che videro coinvolte Scozia e Inghilterra in primo luogo.
Con un abile gioco di flashback e riprese, l'autrice trasporta il lettore in una dimensione lontana, annullando le distanze grazie alla voce narrante, che coniuga mistero e onniscienza e unisce al mosaico i tasselli mancanti di un romanzo, questo, ricamato sulla tela di un secolo di conflitti intrecciati al sangue e alla fede.

 Anna Ragosta

Liberidiscrivere.splinder.com

In una Mantova cinquecentesca a tinte fosche, culla di intrighi e di delitti, incredibilmente brutale, avida e amorale si muovono i personaggi de “I leoni d’Europa”(Scrittura & Scritture) romanzo d’esordio della interessante Tiziana Silvestrin,  scrittrice mantovana, laureata in lettere, che vive e lavora  a Roma. Ciò che colpisce sicuramente è il grande lavoro di ricostruzione storica svolto dall’autrice che ricrea un mondo, quello della Controriforma, fortemente caratterizzato da compromessi, sangue e veleni. La profonda conoscenza dell’epoca permette infatti alla Silvestrin di riportare fedelmente l’isensata intolleranza tra fazioni religiose del periodo, la brutalità, la licenziosità delle cortigiane e dei potenti. Benchè i fatti raccontati siano completamenti immaginari, sono nello stesso tempo basati su solide basi storiche che danno al racconto un acre sapore di verità. Tutto ha inizio il 3 luglio del 1582 all’interno della scura e umida basilica di Santa Barbara dove lo scozzese James Crichton e l’amico Thomas si aggirano furtivi con lo scopo di trafugare un misterioso manufatto. Disturbati dalle guardie devono darsi alla fuga per le vie di Mantova e da questo momento in poi prende il via una storia fatta di oscure macchinazioni e sordidi delitti in cui i giochi di potere dei grandi del tempo si sovrappongono alle meschine avidità e debolezze della gente comune. Il delitto di James Crichton porterà infatti alla luce un intrigo di portata internazionale che implicherà il convoigimento del ducato di Mantova, della Serenissima, di Elisabetta I e del suo temibile e oscuro consigliere Walsingham. Biagio dell’Orso capitano di Giustizia sarà chiamato ad indagare sulla vicenda e toccherà proprio a lui fare piena luce, a costo di rischi personali, sulle inattese ramificazioni di questo oscuro fatto di sangue solo apparentemente accidentale. Per gli amanti del giallo storico è sicuramente un libro da non perdere, scritto con uno stile sobrio e personale, in cui l’incredibile quantità di informazioni e nozioni non intralcia la trama ne sminuisce la suspance. L’investigazione è infatti la colonna portante del romanzo ed è singolare vedere come è portata avanti proprio con gli strumenti investigativi dell’epoca dove l’intuito e la perspicacia supplisce l’uso delle impronte digitali o le tecniche avveniristiche alla CSI. I leoni d'Europa, di Tiziana Silvestrin Scrittura & Scritture collana Catrame pagine 404, 2009, Euro 13,50

Intervista a Tiziana Silvestrin

Benvenuta Tiziana su Liberidiscrivere e grazie di aver accettato la mia intervista. Parlaci innanzitutto un po’ di te, racconta ai nostri lettori dove sei nata, che studi hai fatto, qualche tuo pregio e qualche tuo difetto.
Sono nata a Mantova e mi sono laureata in lettere con indirizzo artistico, negli studi ho coltivato  le mia passioni: l’arte e la storia.  Pregi che posso riconoscermi  senza peccare di presunzione sono la costanza e la caparbietà nel raggiungere gli obiettivi che mi prefiggo. Quanto ai difetti ne ho diversi, quello che mi danneggia di più è la timidezza. 

Quando hai deciso che saresti diventata una scrittrice? Era un tuo sogno già da bambina?
Mi è sempre piaciuto inventare storie, anche da bambina, storie che a volte scrivevo a volte restavano nella mia mente. Scrivere è una esigenza, ho scritto anche molti racconti  solo perché sentivo di doverlo fare. 

Parlaci del tuo debutto letterario, del percorso che hai fatto per arrivare alla pubblicazione. Hai qualche consiglio da dare ai giovani scrittori in cerca di editore? Questo primo libro è stato molto impegnativo soprattutto per la parte relativa alle ricerche    che è stata molto lunga e  complessa, una volta terminato l’ho spedito ad alcune case editrici e tra quelle  che mi hanno contattato ho scelto Scrittura&scritture . Un consiglio che posso dare è di leggere molto e impegnarsi a fondo se si crede in un romanzo. Una volta finito bisogna lasciarlo per qualche tempo in un cassetto per poi rivederlo dall’inizio, anche più di una volta. 

Per una donna pensi sia più difficile essere presa in considerazione nel panorama letterario italiano, o quello che conta è il talento?
Credo che conti il talento, un romanzo è bello a prescindere da chi l’ha scritto.  

Mantova è  la tua città. Come la descriveresti a chi non ci fosse mai stato? E’una città d’arte, piena di verde, a misura d’uomo? C’ qualche sua via, piazza o giardino che ti affascinano particolarmente?
Mantova è una città d’arte di cui i laghi, attraverso i secoli hanno conservato l’antica struttura. E’ una città a misura d’uomo, si visita bene a piedi e il suo centro storico  sprigiona il suo fascino soprattutto di sera. 

Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli che ti hanno maggiormente influenzato?
Adoro  i classici russi  e gli scrittori sudamericani, tra i romanzi  che possono avermi influenzato ci sono  Il nome della Rosa di Umberto Eco  La cattedrale del mare di  Ildefonso Falcones.   

Come è nato in te l’interesse per il thriller storico e come hai mixato in I Leoni d’Europa avvenimenti storici e fantasia?
I romanzi che leggo sono in prevalenza i romanzi storici, I leoni d’Europa sono nati collegando tra loro fatti realmente accaduti in quel preciso periodo storico. 

Alle spalle del tuo romanzo c’è un grande lavoro di documentazione. Come hai preferito procedere: leggendo saggi, consultando internet, visitando archivi?
Ho letto moltissimi saggi per ricostruire il periodo cui si svolge la storia, per descrivere il modo in cui la gente viveva, cosa leggeva, come si spostava, cosa mangiava e quali paure aveva. Ho consultato documenti d’archivio e anche un manoscritto inedito sulla peste del 1576, ma non era sufficiente. Per ricostruire le ambientazioni ho visitato tutti i luoghi in cui si è svolta la storia quindi non solo i palazzi di Mantova, ma anche Venezia, Milano, Londra.   

Il cinquecento, la Controriforma non è un periodo storico molto noto. Perché  vi hai scelto di ambientare il tuo libro?
I fatti di cui narro sono realmente accaduti in quel periodo, il duello tra Vincenzo Gonzaga e James Chricton si è svolto il 3 luglio 1582 e di quegli anni è il complotto Throckmorton.  

Biagio dell’Orso il capitano di giustizia protagonista di I Leoni d’Europa è un personaggio puramente nato dalla tua fantasia o trae origine da qualche personaggio storico realmente vissuto?
Biagio dell’Orso era il capitano di giustizia  di Mantova, ma di lui si conosce solo il nome,   diciamo che è uscito dalla storia per entrare nel romanzo.

Quali sono secondo te i segreti per scrivere un buon giallo storico?
Il mio metodo è quello di creare un romanzo partendo da fatti realmente accaduti, in questo caso, come nel secondo romanzo, sono partita da un mistero già esistente e l’ho sviluppato. Direi che è molto importante avere rispetto dei lettori scrivendo storie e personaggi il più possibile  aderenti  alla realtà storica, anche se il lavoro di ricerca è duro. 

I leoni d’Europa ti sta dando molte soddisfazioni, stai raccogliendo consensi unanimi sia a livello di pubblico che di critica. Parlaci del tuo rapporto con la critica. Leggi le recensioni, ti influenzano, quale ti ha fatto più felice leggere?
Sarà scontato ma quella che mi ha reso più orgogliosa è stata la prima sul giornale Roma di Napoli e il commento che mi è piaciuto di più è stato quello di una lettrice: Mi è dispiaciuto finirlo. 

Ti hanno proposto di trasformare I leoni d’Europa in un film? Ti piacerebbere collaborare a scriverne la sceneggiatura? Mentre scrivevi il romanzo hai mai pensato che potesse diventare un film?  Se sì quale attore vedresti bene nella parte del protagonista? Ancora no, certo mi piacerebbe, nel caso  dovesse succedere chiederò di collaborare  alla sceneggiatura perché mi è capitato diverse volte di  vedere film o di leggere libri di storia con errori madornali. Per la parte di Biagio dell’Orso, dato che secondo me un uomo con un nome del genere doveva essere bello, vedrei bene Alessandro Gassman  

Ti piace la poesia ? Quali sono i tuoi poeti preferiti?
I mie poeti preferiti sono Leopardi, Ungaretti e D’Annunzio, l’Alcyone è un’opera stupenda. 

Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?
Ho appena finito il  secondo romanzo La spezieria dei veleni dove Biagio dell’Orso deve  scoprire un segreto nascosto nel ritratto di Giulio Romano eseguito da Tiziano, un segreto che a distanza di cinquant’anni continua a uccidere

www.art-litteram.com

Biagio dell’Orso è il Capitano di giustizia del ducato di Mantova, retto da Guglielmo Gonzaga, tra il 1582 e il 1584, durante i quali anni si svolgono le vicende narrate in questo romanzo di ambientazione storica, variegato di noir.
Probabilmente, assieme ad altre figure minori, è l’unico personaggio di questo racconto frutto della fantasia dell’Autrice.
Biagio dell’Orso è incaricato di indagare sulla morte dello scozzese James Crichton, a seguito di un duello intrapreso addirittura con Vincenzo Gonzaga, figlio del Duca Guglielmo, e della sua misteriosa introduzione nella basilica palatina di Santa Barbara a Mantova.
Il Capitano di giustizia si troverà così invischiato in macchinazioni riguardanti la lotta religiosa e di potere che contrapponeva la cattolica Maria Stuarda alla anglicana Elisabetta I, in giochi diplomatici, complotti spionistici e trame politiche attivate dalla Francia, dalla Spagna, dalla Santa Sede e dalla Serenissima e che, in qualche misura, tendono ad interessare il minuscolo ducato di Mantova.
Nell’evolversi della storia, Biagio dell’Orso avrà modo di incontrare personaggi come il noto pittore veneziano Tintoretto, lo speziale Hippolito Geniforti o il tipografo Aldo Manuzio il giovane, discendente del più famoso omonimo avo, ritenuto il primo editore in senso moderno. Il Capitano si troverà altresì ad indagare nella Venezia del Consiglio dei Dieci o nella Milano di San Carlo Borromeo.
Non mancano le curiosità storiche, come la presunta impotenza di Vincenzo Gonzaga, il quale, per dimostrare il contrario e sposarsi con Eleonora de’ Medici, dovette sottoporsi ad una “prova di virilità” di fronte ad autorevoli testimoni della famiglia della futura sposa. Oppure come la cospirazione di Francis Throckmorton contro Elisabetta Tudor, scoperta da Francis Walsingham, autentico precursore dei moderni servizi segreti. Anche la nomina del consigliere ducale Aurelio Zibramonti, il diretto superiore del personaggio principale del romanzo, a vescovo di Casale Monferrato, all’epoca dominio dei Gonzaga, in virtù delle pressioni dello stesso Duca.
Perfino la vittima, forse presunta, del noir storico, quel James Crichton spesso nominato come l’ammirabile Critonio, pare sia realmente esistito e abbia trovato la morte proprio per mano del giovane Gonzaga.
I Leoni d’Europa è sicuramente un romanzo di fantasia, ma l’intreccio narrativo si basa su personaggi, ambientazioni e circostanze rigorosamente storiche che sapientemente Tiziana Silvestrin ha tessuto nella costruzione del racconto, per accompagnare il lettore in una rievocazione ravvicinata di un periodo alquanto oscuro e sanguinoso, come quello della Controriforma.
La misteriosa morte dell’ammirabile Critonio diventa quasi un avvenimento secondario, rispetto alle vicende storiche ricostruite negli squarci narrativi maggiori, mentre taluni flashback mostrano alcuni episodi peculiari dell’Italia del Cinquecento: la peste, le cortigiane, lo sviluppo della borghesia mercantile, le Signorie.
Lo stile narrativo dell’Autrice è sobrio e scorrevole, per nulla appesantito da ricami superflui ma chiaro e diretto, che permette una lettura agevole di un libro composto da quasi 400 pagine.

Michele Zafferino

Mangialibri.it

È la notte del 1582 quando lo scozzese James Crichton, accompagnato dall’amico Thomas, entra furtivo nella Basilica palatina di Santa Barbara immersa nelle strade plumbee della città di Mantova. Stanno quasi riuscendo a portare via quello che inseguono con tanta determinazione, ma un rumore mette in allarme le guardie e i due intrusi sono costretti a darsela a gambe. Durante la fuga scompigliata, James si imbatte niente meno che nel principe Vincenzo Gonzaga, da cui viene lievemente ferito durante un duello arruffato. Le cose a questo punto precipitano. Lo scozzese da lì a breve è rinvenuto cadavere nella spezieria di Geniforti e il principe incautamente accusato di omicidio. A scagionarlo pensa il fidato consigliere ducale Zibramonti che incarica un certo Biagio Dell’Orso di tirare fuori dai guai il giovane blasonato. Hanno inizio le indagini e la matassa si presenta parecchio intricata. Tanto per cominciare, chi era quel Crichton e cosa intendeva sottrarre alla basilica, alla quale peraltro non manca nulla? Inoltre, se è vero che il principe gli ha inferto un debole colpo, il suo decesso appare alquanto dubbio e misterioso. Riuscirà l’affascinante capitano di giustizia a sciogliere l’intrigo?
Perché è di intrighi veri e propri che si occupa questo avvincente libro, a metà tra il noir e il giallo, che ci proietta a capofitto nelle più torbide vicende internazionali, nel bel mezzo di complotti che vedono protagonisti la regina Elisabetta I, i servizi segreti del Consiglio dei Dieci, gli apparati più alti della corte dei Gonzaga, nonché spie e cortigiane di ogni risma, sullo sfondo nebuloso e ambiguo dell’opulentissima Serenissima. L’autrice, al suo esordio come romanziera, ci racconta una cruenta fiaba di totale fantasia, recuperando però la cronologia di fatti, atmosfere e costumi di una Mantova illo tempore, ricostruita con puntigliosità e dovizia. La trama avvince e ci tiene incollati alle pagine in un tumulto di flashback e prese dirette che sembrano esploderci tra le dita da un momento all’altro. I personaggi appaiono vividi e reali, confezionati secondo il gusto e la psicologia del tempo: siamo, ricordiamolo, all’epoca del ducato di Mantova retto dai Gonzaga, in pieno odore di Controriforma, truculenza alla mano, cupezza all’ordine del giorno, sangue a go-go versato in nomine Patris, per intenderci. Gli ingredienti ideali per un buon giallo storico dalle tinte forti, per chi ama il genere e per chi desidera lasciarsi intrattenere con l’originalità, lo stile, il gusto e la sapienza della nostra scrittura femminile contemporanea.

Espresso Napoletano - Marzo  2010 - numero 3
Il fascino dell’intrigo

Mantova 1582. L’ambientazione è architettura narrativa perfetta. E i suoi personaggi rivelano un intreccio avvincente. Il noir si snoda con perfette alchimie .
Tiziana Silvetrin compone una trama che incatena.
Nella basilica palatina di Santa Barbara lo scozzese James Crichton e Thomas stanno trafugando qualcosa quando un rumore mette in allarme le guardie. In fuga per le strade della città, si imbattono nel principe di Vincenzo Gonzaga e Ippolito Lanzoni. Nel duello, nato apparentemente senza motivo, il principe ferisce lievemente Crichton che morirà di lì a poco nella spezieria di Geniforti. Per fare chiarezza sull’accaduto e trovare le prove che scagionino il giovane Gonzaga dall’accusa di omicidio, il consigliere ducale Zibramonti affida le indagini a Biagio Dell’Orso, affascinante capitano di giustizia. Il caso è un enigma: nella basilica sembra non mancar nulla, poco si sa di Chricton e misteriosa appare la sua morte. Sulle tracce del passato dello scozzese, il capitano di giustizia entra nelle maglie di un complotto internazionale e in una ragnatela di personaggi insospettabili e torbide vicende. Sullo sfondo, l’opulenza della Serenissima, i servizi segreti del Consiglio dei Dieci, spie e cortigiane, la politica dei Gonzaga e gli intrighi di Elisabetta I e del suo consigliere Walsingham.

L’autrice vive e lavora a Roma. Laureata in Lettere con indirizzo artistico, nel 2007 al Concorso Nazionale Voci di Donne della provincia di Savona vince il premio Speciale A.M.M.I. con il racconto Amina. I leoni d’Europa è il suo primo romanzo.

Un plauso alla giovane casa editrice napoletana Scrittura & Scritture, data di nascita 2005, obiettivo: pubblicare pochi libri all’anno, scelti con passione dedicando a tutti la stessa cura e il massimo sforzo promozionale; casa editrice idipendente perché non appartiene ad altre case editrici né a gruppi editoriali, si mantiene da sola e senza finanziamenti esterni

Giovanni Leone

ilgiallista.blogspot.com

"I leoni d'Europa" è il primo romanzo di Tiziana Silvestrin, edito da "Scrittura & Scritture" collana Catrame . Il libro di Tiziana, laureata in lettere con indirizzo artistico all'univeristà degli studi di Verona, è sicuramente un ottimo libro, ma a mio parere non è un giallo. C'è qualche mistero da scoprire, c'è il delitto, ma manca tutto il resto. Siamo, perlopiù, di fronte ad un romanzo di avventura. "I leoni d'Europa" è ambientato nel Cinquecento e si destreggia tra il Ducato di Mantova, dei Gonzaga, la Serenissima a Venezia, Milano e l'Inghilterra di Elisabetta I. Se dovessimo analizzarlo sotto il profilo "giallistico", direi che ci sono troppe descrizioni che allontanano il lettore dal filo principale della storia con piccole avventure. Manca il colpo di scena finale e la soluzione del mistero è già intuibile (e a tratti svelato dalla stessa autrice) già nella prima parte del libro. Ma manca anche il finale vero e proprio, infatti, quando si termina la lettura si rimane con uno strana sensazione di incompletezza, come se l'epilogo dovesse immaginarlo il lettore. Ma questo non significa che il libro non meriti di essere letto, anzi, al contrario. Se lo estrapoliamo dalla collana nella quale è inserito, ci troviamo di fronte ad una ottima opera letteraria. Le descrizioni sono attente e minuziose, le ricostruzioni storiche dettagliate, con una buona visione dell'Italia cinquecentesca e le vicende ben congegnate. La scrittura è scorrevole e cattura l'attenzione del lettore con le piccole vicende dei protagonisti, anche essi ben delineati.
Per essere un'opera da esordio, i complimenti a Tiziana sono doverosi e il suo "I leoni d'Europa" è sicuramente un libro da leggere e assaporare fino all'ultima pagina.
Quindi, non ci resta che trovare una risposta alla seguente domanda:
Chi è James Crichton?

Marco Tiano

Roma - 18 febbraio 2010
I leoni d’Europa di Tiziana Silvestrin
Complotto internazionale all’ombra del potere

Un noir che avviluppa il lettore trasportandolo in un territorio intricato e sconosciuto, in un’epoca lontana dove regnano i principi e le regine. Ambientata nel Cinquecento, la prima opera di Tiziana Silvestrin, dal titolo I leoni d’Europa (Scrittura & Scritture) è stata presentata alla Feltrinelli di Napoli. All’evento moderato da Anna Maria Barbato Ricci sono intervenuti Maurizio de Giovanni, noto giallista partenopeo, Tiziana Silvestrin e le editrici. Il libro è il primo titolo della nuova collana di gialli intitolata “Catrame”. Come il materiale bituminoso, il romanzo dell’autrice mantovana sembra una materia non definibile ma intensamente pervadente che tende a trattenere il lettore e a portarlo nel proprio mondo. Sebbene alla base della storia vi sia un impulso fantastico che collega ciascun episodio, l’autrice ha condotto un’indagine così approfondita tale da imprimere una veridicità storica agli eventi. Al centro della narrazione vi è un complotto internazionale che vede coinvolti il Ducato di Mantova retto dai Gonzaga, la Serenissima, Milano e l’Inghilterra di Elisabetta I. In quel di Mantova si consumano infatti intrighi e delitti. Ed è proprio attorno al delitto di James Chrichton che si sviluppa la narrazione. Perché è stato ucciso l’Ammirabile Critonio? Cosa si cela dietro quello che sembra un accidentale omicidio? Biagio dell’Orso capitano di Giustizia è chiamato a far luce sugli avvenimenti. “Il romanzo è costruito su un meccanismo ad orologeria perfetto che non permette di perdersi nel su e giù per i regni o nei gustosissimi dettagli della narrazione” ha affermato de Giovanni e ha aggiunto “il libro è integralmente giocato su flashback e flash forward datati. Le miriadi di storie minori non discostano l’attenzione dal nucleo principale. Ciò rende il romanzo diverso, speciale.”
Tra spie, cortigiane e complotti la scrittrice, diventando quasi una storica, ci dà un’immagine dell’Europa Cinquecentesca; territorio di instabilità politica e della cosidetta “maniera moderna”.
“I leoni d’Europa”, così chiamato per identificare cristiani e protestanti, è un libro che si ritrova come un amico che si lascia malvolentieri e che finisce lasciandoti con l’amoro in bocca, portandoti a chiedere se ce n’è ancora.

Rosanna Quaglietta

Anna Maria Barbato Ricci - facebook
Quei Leoni d'Europa che Tiziana Silvestrin trasporta sul palcoscenico della Mantova gonzaghiana

La mia inveterata passione per le spy stories mi rende parziale. Il legame d’infanzia con Assunta Putignano, che ha fatto da trait d’union con Tiziana Silvestrin, autrice dell’intrigante romanzo “I Leoni d’Europa” (Scrittura & Scritture), ha aggiunto ulteriore stimolo alla lettura.
I personaggi sono talmente vividi e di spessore da sembrare evocati da una magica macchina del tempo. Mi ritrovo proiettata in un’epoca che francamente non ho mai amato, sotto il profilo “studentesco”, ovvero la cupa Controriforma, con tutto quel sangue versato fanaticamente in nome di un incolpevole Dio. Quei roghi che infiammarono l’Europa; quella religione brandita come un’arma di distruzione di massa; quel controllo sociale assicurato attraverso gli autodafé e la caccia alle streghe. Tutta roba truculenta e crudele che faceva automaticamente pensare ad una cupidigia di denaro e potere coperta dal velo sacro del Sudario di Cristo.
Tiziana ha fantasiosamente – ma anche con una ricostruzione storica e psicologica ineccepibile – manovrato alcuni personaggi, per lo più autentici e rintracciabili nei grandi libri di storia come nelle minute cronache del tempo, per elaborare una vicenda affascinante – oltre che scritta con un linguaggio limpido e avviluppante – che illumina un segmento temporale (la fine del ‘500) di un territorio noto probabilmente solo a dotti residenti, ovvero il Ducato di Mantova retto dai Gonzaga.
Lo ha fatto “pedagogicamente”, sotto forma di romanzo “poliziesco” che trascolora, appunto, in un intreccio spionistico, ove vengono coinvolte le grandi Potenze dell’epoca. Con personaggi credibili e godibili, umani d’umana fragilità e abili mistificatori in nome di ideali grandi e meschini.
Biagio dell’Orso, il capitano di Giustizia di Mantova, intelligente e taciturno, che indaga su strani eventi che hanno quale fulcro un misterioso scozzese, tal James Crichton, persino oltre il mandato affidatogli dal consigliere ducale Zibramonti, ha una coinvolgente modernità. La sua abilità a saper guardare oltre le apparenze, in un balletto d’intrighi orchestrato dalla longa manus dei Gesuiti, ricorda un po’ – mi si perdoni l’eresia – l’Ispettore Callaghan dei giorni nostri.
Ed il fantomatico James Crichton, erudito cortigiano dal multiforme ingegno che è al centro di strani maneggi, è una figura indimenticabile di cosmopolita capace di conquistarsi i favori delle Corti, ma anche ottimo agente delle forze del Male (o del Bene… a seconda della prospettiva da cui si guardi il gioco delle parti).
La famiglia Gonzaga ha la connotazione avida e cinica dei Signori del tempo: sotto la patina di una strumentale religiosità (il duca padre), il fulcro di ogni azione è quello di assicurarsi potere, territorio, denaro, anche con alleanze matrimoniali (Farnese, Medici, Asburgo, ovvero la creme de la creme del Gotha a lui contemporaneo); sotto la patina dell’erede dannato ma tutelato a tutti i costi (il principe Vincenzo) traspare, invece, il ragazzetto viziato e superficiale che, posto di fronte ad un omicidio, sente i rintocchi di una dimenticata coscienza echeggiare nella sua solitudine di fondo.
Una notazione tutta speciale voglio dedicarla alle donne che popolano il romanzo. Che sono molte, regine e popolane, borghesi e aristocratiche, prostitute, schiave, artiste, persino spie al soldo della spregiudicata Repubblica di Venezia.
Il cammeo su Marietta Robusti, figlia del Tintoretto, mi sembra particolarmente stimolante. Dà conto della radicale strategia di annullamento del ruolo sociale e artistico delle donne, perpetrato con scientifica conventio ad excludendum dalla minoranza maschile.
Un’alleanza emarginante che si allunga nei millenni i cui passaggi sono ricostruiti con arguzia da Rosalind Miles nel libro “Chi ha cucinato l’Ultima Cena? – Storia femminile del mondo” (Elliot). E quello è davvero stato l’intrigo sommo!

Anna Maria Barbato Ricci

la gazzetta di Mantova - 16 dicembre 2009
Buscoldo, serata su I Leoni d Europa giallo nella Mantova cinquecentesca

I leoni d’Europa è l’opera prima di Tiziana Silvestrin, presentata venerdì da Marina Di Pellegrini nel teatro comunale Verdi di Buscoldo. L’incontro è stato aperto da Marina Ferrari, presidente della Pro loco di Curtatone, per dire dell’iniziativa e per far conoscere l’autrice, che vive e lavora a Mantova; che si è già affermata col racconto Anima al concorso nazionale Voci di Donne, promosso dalla Provincia di Savona. Di Pellegrini ha illustrato I leoni d’Europa nei suoi risvolti. Il volume ha tutti gli elementi del giallo e la strana vicenda collocata all’interno dei quartieri e nell’atmosfera della Mantova del Cinquecento; una trama avvincente che coinvolge il lettore. Si parte da una tentato furto nella basilica di Santa Barbara nel luglio 1582, per cui i ladri sono costretti a scappare per le vie di Mantova imbattendosi in due nobili che li fermano, venendo a duello. Uno dei malviventi, scozzese, viene ferito e quindi fermato, così come il nobile reo del ferimento che risulta un principe Gonzaga. La faccenda s’ingarbuglia tra servizi segreti, spie e cortigiane, politici. La serata, inframmezzata dalla letture di Chiara Benazzi è stata animata da musiche del Cinquecento col maestro Danieli.

g.b.

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