Scrittura & Scritture - Rassegna stampa - Cronache del vicolo

Se si leggono libri come si stanno ad ascoltare gli amici, ciò che si legge allieterà e consolerà come soltanto gli amici sanno fare.

Scrittura & Scritture

Herman Hesse
La casa editrice Il blog L'editoriale Invio manoscritti Acquisti diretti Contatti
Collane
Titoli
Autori
Appuntamenti
Rassegna stampa
News dalla stampa:

Ecodisicilia.com
Il ritorno del diavolo: a Luigi Martino ci si affeziona nel corso della lettura. Speriamo non tardi ad arrivarela prossima uscita che lo vedrà ancora protagonista. Siamo curiosi [……]

Temperamente.it
Il ritorno del diavolo: Se Montalbano ha finora monopolizzato il settore di mercato etichettato come “investigativo” e “siciliano”, direi che il commissario Martino può reclamare di diritto una nicchia. [……]

Cronache del vicolo

Domenico Infante

Vai al libro
Leggi un assaggio

Facebook - La distanza che ci divide - Emanuele Serra: Letture che vi consiglio, 20 settembre 2009

Non è usuale avere la fortuna di leggere una buona storia. È il caso di chi avrà tra le mani l’opera di Domenico Infante, Cronache del vicolo per la precisione: un romanzo troppo breve per essere un romanzo e troppo lungo per essere considerato un racconto.
L’autore, con semplicità ma senza mai cadere in una banale retorica racconta di un vicolo di Napoli e dell’incontro tra le genti che lo abitano ed una giovane coppia di extracomunitari.
L’abilità del narratore è quella di passare attraverso i molteplici punti di vista, raccontando una storia attraverso gli occhi di tutti i personaggi. In questo intreccio di vite e di pensieri, in un vicolo che durante il racconto rappresenta tutta Napoli, si snoda la storia di Don Saverio, un anziano barista che deciderà di accogliere e ospitare i due ragazzi.
La narrazione di Domenico Infante scorre facilmente e capita spesso di imbattersi in pezzi in cui a parlare siano i corpi e le immagini, una tecnica felice ed efficace, come quando descrive la fame e la disperazione in questo modo: “ I poveri e gli ignoranti possono usare solo il linguaggio dei gesti. È una lingua antica, quasi universale, uomini diversi, di diverse parti del mondo si capiscono senza difficoltà quando possono usare il corpo per parlare. Una mano diventa un pezzo di pane, e i denti che vi affondano diventano la fame e gli stenti. Le mani giunte? Una preghiera, accostate ad una guancia, la necessità di dormire”.
Cronache del vicolo è una storia universale, dove il coraggio delle persone può superare la paura di cambiare.

Emanuele Serra

lerimesse.it

La novità dell’integrazione nella vita di tutti i giorni in un vicolo di Napoli

La scommessa dell'integrazione passa anche da qui, da questo racconto - breve ma intenso - che narra il cambiamento di un vicolo di Napoli all'arrivo di due extracomunitari, che il barista simbolo del posto decide di ospitarli in casa, contro tutto e tutti. E per sottolineare il concetto della memoria che colpisce tal volta gli uomini che han vissuto (ma presto dimenticato) la clandestinità in prima persona, l'autore - Domenico Infante - prova a ricorrere ai tempi della guerra, quando si era tutti assieme vittime e tutti assieme si attendeva il cessare dei bombardamenti.
Ma come chiamarla se non guerra il continuo tribolare, le continue umiliazioni di chi vive quotidianamente questo essere straniero, extracomunitario, nemico, diverso, lontano...
Don Saverio prova a imbastire ogni ragionamento con la saggezza che gli è propria per spiegare a chi è già “straniero nel vicolo" cosa voglia dire ospitalità e integrazione. Per chi, come lui, ha vissuto la miseria, allo stesso modo non deve essere difficile il comprendere e l'aiutare chi soffre. “Stranieri come tutte le facce che stanno dietro le finestre di questo vicolo, di questo quartiere, di Napoli, del mondo”.

Di questa Napoli, di questo vicolo che tanto somiglia ai bassi descritti da Eduardo De Filippo nelle sue commedie, ed è merito dell'autore l'essere riuscito a farci sentire di nuovo quel profumo, quei rumori rivivere quell'atmosfera, con tutte le cose che la scuola non è capace di dare.

viadellaviola.splinder.comE Infante mi permetterà di “chiudere" con un suo verso che tanto somiglia ai toni, alle parole usate dal grande De Filippo, e che diventa inno dell'integrazione: “e oggi voi che non siete meno immigrati di questi ragazzi, volete controllare il loro passaporto, il permesso di soggiorno?"

Lorenzo Soriano

È un piccolo libro, di poche pagine. si legge in un solo fiato. Racconta dell'arrivo a Napoli, nel vicolo, di due ragazzi dalla Romania, due extracomunitari.
Una storia di stenti, del loro arrivo in Italia che a grandi linee possiamo immaginare tutti. Ma questo il libro non celo racconta, ce lo fa intuire.
Ma quello che non possiamo immaginare è ciò che accade nel vicolo. Nel vicolo dove si incontrano i due giovani con Don Saverio che li accoglie. Si incontrano anche la speranza di questi due giovani e la memoria di don saverio, la memoria del suo passato.

Ultimamente questo tema mi sta a cuore. Sarà che mi stanno capitando tra le mani molti libri che raccontano di viaggi di speranze e di incontri. sarà che mi guardo intorno e vedo tanta gente che cerca di costruire la sua casa, che cerca il suo canto -nel suo antico significato di: posto- sarà che anche io lo sto cercando...

Cronache dal Vicolo è uno di quei libri timidi, quelli che hanno bisogno di un'occasione,come vi ho raccontato qualche lunedì fa..., uno di quei libri che non so se troverete sul banco delle novità delle vostre librerie. Ma voi cercatelo, chiedetelo, e dite alla vostra biblioteca di acquistarlo.

Filomena Grimaldi

Scritturainforma.wordpress.com

Cronache del Vicolo, di Domenico Infante, affresco di una Napoli teatrale, quasi da fiaba, drammatica nella sua autenticità mai patetica, mai scontata, mai irrispettosa o frivola, né calata nella cronaca giornalistica più nera.

L’intreccio di questa narrazione straordinaria, domestica, vivida e corale, è intriso della realtà da vicolo del tessuto urbano di una città popolosa che contiene al suo interno cento nicchie umane diverse. La lettura di Napoli è affidata a tante voci individuali e alla bocca della piazza, crocevia di vite e cronache rinnovabili, in un crescendo emozionante, in cui lo stesso evento viene visto da più occhi che lo raccontano così come lo vivono e vedono, senza mai scadere nello stereotipo culturale, ma sempre esaltando i colori di una piccola società nella società, maestra di civiltà e d’amore.

Un libro in cui la penna non è solo strumento di comunicazione minuta e fugace, ma un concreto stimolo alla scoperta dei valori umani più sinceri, che pongono un freno al generico disincanto cui la cronaca ci abitua, permettendo nuove straordinarie scoperte proprio laddove le società si fanno tutte straniere l’una nei confronti delle altre, divenendo nemiche, estranee, trincerate dietro muri di invalicabile pregiudizio.

Alessandra Di Gregorio

Il Denaro - 29 marzo 2008
Le “voci di dentro” del vicolo e la saggezza di don Saverio

Un vicolo animato e popoloso di Napoli come guarda l’arrivo in città di due clandestini extracomunitari? Una storia attuale e allo stesso tempo antica, raccontata da un coro di voci che prende vita dal vicolo stesso e dai personaggi che lo animano, e allora i pettegolezzi della gente danno fiato alle considerazioni per le quali gli extracomunitari o son ladri o son prostitute, la camorra che parla per bocca di “mala carne” e poi il buo don Saverio che dà asilo, prima nel suo bar poi in casa sua, ai due stranieri poiché anche lui è stato straniero in terra ostile.

Il Mattino - 6 gennaio 2008
Il riconoscimento - Infante e l’editoria di qualità

Il libro Cronache del vicolo del partenopeo Domenico Infante, pubblicato per la piccola sigla editoriale Scrittura & Scritture è tra i segnalati al premio Piccola Editoria di Qualità 2007.
L’Arcilettore organizza ogni anno un censimento sulle novità e questo semestre ha voluto premiare il titolo proposto da Eliana e Chantal Corrado, le sorelle napoletane fondatrici delle edizioni nel 2005.Il testo di Infante narra di di un vicolo animato e popoloso di Napoli che guarda l’aarrivo in città di due clandestini extracomunitari scoprendo se Napoli è davvero una città tollerante.
Una storia raccontata da un “coro di voci” che prende vita dal vicolo stesso e dai personaggi che lo animano.

Vincenzo Aielllo

la Repubblica - 21 luglio 2007
Filosofia del vicolo l’immigrato insegna

Napoli è una città tollerante? È l’enigma che accompagna la lettura del libro dell’esordiente  Domenico Infante. Qualche dubbio resta fino alla fine, anche se la speranza è tanta. Abbiamo dimenticato troppo in fretta il dramma degli emigranti italiani, ma don Saverio lo sa bene e accoglie due stranieri con rispetto, perché in lui è ancora vivo il ricordo di quando andò a cercare fortuna in Germania. La storia di due extracomunitari che abitano in un vicolo di Napoli fa riscoprire i valori positivi che un tempo dominavano quel microcosmo. La solidarietà, l’umanità e il rispetto contrapposti alla malavita, alla delinquenza e alla sopraffazione. L’utopia del vicolo, il desiderio che un angolo di mondo ritorni come un tempo, dove anche agli stranieri sia concessa fiducia.

Mariacristina Coppeto

Il Mattino – 26 maggio 2007
Infante nel microcosmo del vicolo

Si intitola Cronache del vicolo (pagg. 64, euro 8) il primo titolo edito dalla napoletana Scrittura & Scritture delle sorelle Eliana e Chantal Corrado, ed è il racconto d’esordio del 44enne napoletano Domenico Infante. Il libro sarà presentato oggi alle 19,30 presso La Libreria Treves (piazza del plebiscito, 12) da Marco Prato. Il racconto di Infante sembra uscito dalla penna di un Marotta ancora vivente ed ha la forma della favola: ricorda, per le atmosfere proletarie, Montedidio di De Luca. Protagonisti sono don Saverio D’Amore, gestore di una popolare caffetteria in un vicolo e i ragazzi extracomunitari italianizzati Michele ed Anna.

Vincenzo Aiello

Napolipiù - 26 maggio 2007
Paure di culture diverse. Sotto il sole di Napoli

Oggi (ore 19,30) alla Libreria Treves, in piazza del Plebiscito 12, Marco Prato presenta il libro Cronache del vicolo (Scrittura & Scritture, pp. 64 euro 8) di Domenico Infante. ne discuterà con l’autore. Il libro: Un vicolo animato e popoloso di Napoli come guarda l’arrivo in città di due clandestini extracomunitari? Napoli è davvero una città tollerante? Una storia attuale, e allo stesso tempo antica, raccontata da un “coro di voci” che prende vita dal vicolo stesso e dai personaggi che lo animano, e allora i pettegolezzi della gente danno fiato alle considerazioni per le quali gli extracomunitari o son ladri o son prostitute, la legge parla per bocca di un maresciallo che ha dimenticato troppo in fretta la “cattiva strada” che stava prendendo, la camorra che parla per bocca di “malacarne” e poi il buon don Saverio che dà asilo ai due stranieri.

Marco Prato

Il Napoli – 26 maggio 2007
Storia di intolleranze e speranze all’ombra di un vicolo napoletano

“Libri per passione all’ombra del Vesuvio” è il motto di una ultimissima nata in casa “Editoria napoletana” – sede al Corso Vittorio Emanuele, sito internet sobrio ma efficace – che ha neanche due anni ed è gestita da due sorelle, Chantal ed Eliana Corrado, che con la sana follia che contraddistingue ogni nuova attività editoriale ci tengono a precisare che: «Per essere dura, è dura, ma dopo alcune esperienze passate ci siamo decise e qualche soddisfazione già è arrivata, soprattutto in ambito di editoria per ragazzi. se un libro ci piace, lo stampiamo e basta… Anche se a Napoli in pochi fanno così, noi ci crediamo!».

Di recente è stato pubblicato il romanzo Cronache del vicolo, (dell’esordiente Domenico Infante, pagg. 64, euro 8), in cui l’arrivo di due extracomunitari in un vicolo di Napoli solleva qualche dubbio sulla reale tolleranza di una città. “Gli extracomunitari o sono ladri o sono prostitute” è la voce più insistente che gira nei vicoli in cui si svolge la vicenda; però su tutti spicca la figura ottimale del buon don Saverio che dà asilo ai due stranieri perchè conserva ancora vivo il ricordo di quando fu emigrante in Germania. Ecco allora che un vicolo e un bar, quello di don Saverio, diventano un luogo dove non c’è odio né razzismo, dove persino la malavita e i delinquenti non riescono a sopraffare l’altro. E dunque questo vicolo di Napoli diventa una speranza, un angolo di mondo per il quale vale ancora la pena di lottare. Non più il vicolo come simbolo della miseria, del sopruso, dell’arroganza del più forte, dell’odio. No, il vicolo come centro di energia positiva, di umanità e rispetto. Il vicolo di oggi che ritorna, forse, in quello che un tempo era veramente il vicolo.

Ugo Cundari

Espresso Napoletano - Giugno 2007

Un vicolo animato e popoloso come guarda l’arrivo in città di due clandestini extracomunitari? Napoli è davvero una città tollerante? Una storia attuale e allo stesso tempo antica raccontata da un coro di voci che prende vita dal vicolo stesso e dai personaggi che lo animano e allora i pettegolezzi della gente alle considerazioni per la quale gli extracomunitari o son ladri o son prostitute, la legge per parla per bocca di un maresciallo che ha dimenticato troppo in fretta la cattiva strada che stava prendendo, la camorra  che parla per bocca di mala carne e poi il buon don Saverio che dà asilo, prima nel suo bar poi in casa sua, ai due stranieri perché conosceva ancora ancora vivo il ricordo di lui emigrante in Germania in cerca di fortuna: anche lui è stato straniero in terra ostile. E allora anche la miseria ha voce per narrare e per narrarsi. Ecco allora che un vicolo e un bar, quello di don Saverio, diventano un luogo dove non c’ è odio né razzismo, dove persino la malavita e i delinquenti non riescono a sopraffare. Un vicolo di Napoli diventa, per chi leggerà questo libro, una speranza, un angolo di mondo per il quale vale ancora la pena di lottare in una città memore del suo passato e non dimentica della sua proverbiale ospitalità

Nato a Napoli nel 1963, l’autore vive a Roma dal 2005. Lettore accanito di narrativa, ha voluto sperimentare cosa si prova ad essere autore di un libro, e così ha vestito i panni dello scrittore ed esordisce nel panorama letterario.

Alice - 14 dicembre 2007 - Arcilettore.it

Il Vicolo è pieno di voci che parlano e raccontano e piangono e ridono. Il Vicolo è una repubblica a sé infatti due anziani senza figli incontrano due immigrati clandestini senza che il sangue scorra. Mi piacerebbe che il Vicolo si espandesse in tutta la città, con il suo senso della solidarietà e il suo senso dell’onore. Mi piacerebbe perfino abitarci.

Siciliatoday.net

Tutto il mondo… in un vicolo. Il trascorrere della quotidianità nell’angusto spazio di una stradina di Napoli. L’arrivo di due ragazzi extracomunitari che incrinano gli equilibri sociali creatisi nel corso di generazioni in base ad usi, costumi e tradizioni. “Cronache del vicolo” è un breve romanzo di Domenico Infante, edito da “Scrittura & Scritture”, che, attraverso le diverse visuali prospettiche dei protagonisti della vicenda narrata, racchiude sentimenti, emozioni, temi “scottanti” ed attualissimi legati alla integrazione ed interazione interculturale.Con un efficace e continuo cambio dei piani narrativi, ecco osservare il mondo attraverso gli occhi di un vecchio barista, Don Saverio, che accoglie come figli una coppia di extracomunitari in cerca di una dignitosa esistenza; della moglie Assunta, prima restia nei confronti della scelta del marito, poi “complice”; dei diversi personaggi che popolano il “vicolo”, un coro che manifesta perplessità e stupore, nonché anche un pizzico di timore, nei confronti del “diverso”, del diseredato, dello straniero. Ed è proprio da un angolo recondito della città partenopea che parte un messaggio di speranza, un messaggio che invita tutti a lottare per creare un mondo più solidale e più a misura d’uomo.

 Antonio Longo

Librincircolo.it

Napoli è un intrico di vicoli, interconnessi ma anche indipendenti tra loro. In “Cronache dal vicolo”, il vicolo è un mondo e una persona, è una scena che fa da cornice a una vicenda di commovente umanità e un personaggio collettivo che partecipa allo sviluppo degli eventi. Due giovani clandestini si ritrovano soli, affamati e infreddoliti in un vicolo di Napoli ma, a differenza di come accade spesso nella realtà , incontrano qualcuno che tende loro una mano, il vecchio don Saverio, gestore di un bar. La diffidenza della comunità sarà d’ostacolo alla loro nuova, serena vita, ma don Saverio si batterà per loro poiché gli ricordano la sua giovinezza, la fame, gli stenti, e insegnerà alla piccola comunità del vicolo che la parola “straniero” non ha significato alcuno. La prima opera di Domenico Infante è indubbiamente un racconto pieno di speranza riposta non nell’umanità intera, forse, ma nel potere della fratellanza e della solidarietà al di sopra dell’ostilità e della xenofobia, e l’autore riesce con naturalezza ad accendere nel lettore questa speranza, la fiducia che esistano persone che possono cambiare il mondo con la più semplice e gratuita generosità e con quell’affetto per il prossimo che molti sentono ma troppo pochi esprimono. È un invito per tutti a realizzare nel proprio piccolo qualcosa di enormemente importante.
Alle edizioni Scrittura e Scritture va l’indiscutibile merito di aver scoperto e valorizzato un nuovo scrittore, che emerge con decisione nel panorama editoriale per qualità e per impegno.

Marco Doti

Arcilettore.it

Quello di Infante è un racconto lungo, ma così bello e poetico da far rimpiangere al lettore la veloce conclusione della lettura. Si tratta di una fiaba (o meglio una speranza) per adulti. Tutto parte da due ragazzi che, zuppi di pioggia, entrano nel locale di Don Saverio. Don Saverio ricorda il pescatore di De Andrè, quello che diede spezzò il pane e diede il vino. Don Saverio non ha bisogno che quei due giovani chiedano, da subito loro qualcosa per cambiarsi e poi da mangiare, ma non si ferma a questo, li porta a casa sua e, anche se all’inizio la moglie ha qualche dubbio, i due diventano parte integrante e inscindibile della famiglia L’ambiente è quello di Napoli, dei suoi vicoli storici e sono molti quelli che restano perplessi di fronte alla scelta di Don Saverio. Ma questi è una specie di istituzione nel rione e risponde sempre ai suoi interlocutori ricordando ad essi la loro storia. Un riemergere della memoria che li ha visti arrivare quasi sempre nello stesso modo, trovando comunque solidarietà . Ed è così che avviene il miracolo: quando Don Saverio muore e la “malagente” cerca di intrufolarsi sarà proprio uno dei nuovi arrivati a garantire che l’ambiente non cada in mano a questi. Una favola bellissima, intensa, poetica, a tratti struggente; una speranza di fronte alla barbarie di chi predica la difesa della razza di fronte ai nuovi italiani.

Scrittura & Scritture
web 2.0
Scrittura & Scritture
web 2.0
©2008 Scrittura & Scritture - C.so Vittorio Emanuele, 421 - 80135 Napoli
Tel. e fax: 0815449624
P. iva 04992011215