Inventare storie le è sempre piaciuto molto. Intendiamoci, non le solite favole che si raccontano ai genitori o agli insegnanti per marinare le scuola, ma creava personaggi che vivevano nelle giungle descritte da Salgari, da Burroughs o da Kipling. Un giorno queste storie che sognava ha cominciato a scriverle, racconti brevi, da far leggere agli amici, che ovviamente apprezzavano. I complimenti costano solo la fatica di farli e chi vuol perdere un amico per così poco? Questo lo sapeva anche Tiziana che intanto si era messa a recitare. Entrata a far parte di una compagnia di teatro amatoriale aveva iniziato a scrivere commedie.
All’università scoprì di avere un grande passione per l’arte e per la storia e dato che sui libri compaiono sempre i grandi personaggi, le loro conquiste, i loro delitti e le loro passioni, mentre mai si descrive la gente qualunque, si è chiesta come Bertold Brecht: quando Giulio Cesare conquistò la Gallia, non aveva con sé neanche un cuoco?
Curiosa di quell’umanità che non ha lasciato traccia di sé nei Codici, ha cominciato a fare ricerche sulla vita quotidiana delle epoche passate. Consultando testi e mangiando polvere, letteralmente, negli archivi, ha scoperto come vivevano, cosa mangiavano, come si vestivano e lavoravano le persone nelle epoche passate.
Quando vinse un premio con un racconto le venne il sospetto che forse poteva cominciare a scrivere sul serio e così iniziò a scrivere gialli storici. Unendo passione e curiosità, Tiziana nei suoi romanzi parte da fatti realmente accaduti ai potenti delle epoche passate, ma molti dei personaggi sono persone comuni che hanno con la loro vita fatto la storia, ma dalla storia non sono ricordati.